Se ti tagliassero a pezzetti…

se ti tagliassero a pezzetti...
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

~

Ti ho trovata lungo il fiume

che suonavi una foglia di fiore

che cantavi parole leggere, parole d’amore

ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso

ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

~

Rosa gialla rosa di rame

mai ballato così a lungo

lungo il filo della notte sulle pietre del giorno

io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino

alla fine siamo caduti sopra il fieno.

~

Persa per molto persa per poco

presa sul serio presa per gioco

non c’è stato molto da dire o da pensare

la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

spettinata da tutti i venti della sera.

~

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

~

Ma se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.



~ BARBARI ~

barbari...

Sbarcano barbari con passo di felpa,
li trovi ovunque a buon prezzo.
Il vecchio sa di dov’è.
Il giovane non sa dove va.

Parlammo a sproposito di lettere:
le monete caddero non si sa dove
tutte in successione, testa, croce.
Noi altrove, infreddoliti e scossi,
senza trovarle.

Il sogno americano scavallò lucido
aree di sepolcri imbiancati
dentro giardini ornati a maggio.
Poi fai l’amore, scalci,
appena sfiorata di brezza. 

In principio fu Gregor Samsa
poi la metamorfosi, ricordi?

La bonaccia d’Agosto doppiò dicembre,
le sedie fuori stremate di brine.
La noia al governo ci sapeva fare.
Questi barbari non sono Brenno,
non aspettano, sanno procurarsi.

Mentre scriviamo nessuno legge,
già detto tutto:
emozione perfida in chi non può
rinunciare nemmeno a un quarto d’ora.


FLAVIO ALMERIGHI

via barbari — almerighi

La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

Una rondine…

una rondine...

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.

L’importante è che sia piegata ad arte.

Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.

Poi col pensiero vai e mettici il cielo.


JÜRGEN THEOBALDY
“Lavorare con la carta”

~ SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI… ~

se avessimo ascoltato gli oracoli...

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
agli oracoli delle costellazioni,
alle chiromanti,
alle Sibille profetiche
avremmo chiuso alcune porte,
– sì,
posticipato qualche arrivo,
rimandato qualche saluto.

Se avessimo davvero ascoltato,
non avremmo avuto la tentazione
di sfondare certe pareti,
ma ci saremmo riconosciuti
attraverso le vetrate
per scambiarci il segno segreto
di non adocchiare mai la misura
del salto che separa
il baldacchino da terra,

ma è fuori dalla nostra portata
di esseri labili
rinunciare a rischi e possibilità
per affidarci ciechi ad
avvertimenti vigliacchi
che non portano firma.

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
saremmo fatti di pupille sui muri
ad occhi sempre chiusi
e i morti sarebbero defluiti
verso fini meno nefaste.

(13 marzo 2019)


GIUDITTA MICHELANGELI

via SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI — Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

La forza delle parole…

la forza delle parole...

Io non conosco la forza delle parole
conosco delle parole il suono a stormo
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…


VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
tratto da “Frammenti”

Il peso di un millimetro…

il peso di un millimetro...

Si creò in me “il millimetro”, così lo definii, un distacco.

Partì tutto da quel millimetro di spazio, e la domanda che mi posi da allora era sempre la stessa: 

“Quanto pesa un millimetro di qualsiasi cosa possa esistere?”

 Un millimetro, un minuscolo piccolo spazio nella vastità dell’universo, che peso ha?

Proprio così! Quant’è il peso di un millimetro nell’oceano enorme che occupa il sentimento nella nostra esistenza? La percorrenza di un millimetro in qualsiasi contesto è proponibile in millesimi di secondo, ma lo stesso millimetro – adattato al tempo in cui è sottoposto un concetto quando si tratta d’amore – può essere eterno, persistente nel tempo senza una durata definita…

Perché l’amore non ha tempo: l’amore, quello vero, regna sovrano e indelebile, perché arricchisce ogni parte di te e nel tempo si accresce… è il tempo stesso a nutrirlo. Non esiste un pulsante di start da azionare o disattivare a piacere.

L’amore non ha interruttori né tanto meno scadenze: è costantemente presente nella nostra vita, proprio come il tempo.

L’amore è quell’imprescindibile istante in cui le nostre anime si uniscono per l’eternità.

Come fa l’amore a sparire dalla sua stessa esistenza? Tutto risulterebbe innaturale – come fa il tuo cuore a non battere più per chi hai amato solo perché la stessa persona non è più presente nei tuoi giorni, dimenticando che se è stato amore – lei è te – in ogni parte di te…

Così il millimetro divenne di fatto la consistenza del mio dolore. Non era solo un minuscolo spazio, ma la vastità di un concetto che attingeva direttamente alle radici dell’anima.

I ricordi, essi si alimentano dalla fonte dell’anima…

Lei diventava pensiero fisso e inamovibile, perché trapiantato in un silenzioso, inarrendevole senso di presenza costante, fino a essere odio, fino a trasformarsi in delirio emotivo. Era lì…

“Il ricordo è solo uno spazio in cui hai deciso di andare a far morire il tuo pensiero. Puoi fingere di non pensarlo, puoi tentare di sentirti più forte, ma quel pensiero rappresenta ciò che provi e dunque riemergerà. E quando il silenzio sarà tale da non riuscire a non sentirlo! Quando quella sensazione di sonnolenza si trasformerà in umore deviante… allora cosa farai, mio eroe? Fingerai di non esserne capace oppure affronterai le circostanze della vita creando lo scenario adatto?” ripetevo a me stesso…

Nel nome di quel grande amore trovai la forza e la lucidità di rimettere in corsa una macchina che si era fermata al bordo di una strada affollata. Nella solitudine, nonostante la folla, la tua vita si spegne e la confusione diventa il tuo decadimento mentre vorresti silenzio subisci il mormorio.

Quel millimetro è solo il crepuscolo in cui hai deciso di abbandonarti – l’angolo reciso in cui hai deciso e definito la tua attenzione per spegnere le luci di scena come a voler dire, niente sogni nessun dolore.

Così smisi di sognare, così imparai a non fossilizzarmi al concetto e vivere serenamente quel grande vuoto. L’amore nel suo complesso esito doveva trasformarsi in energia in libertà emotiva e voglia di andare avanti, indipendentemente da tutto…

~~~
“Vorrei essere leggero, lontano,
come aria che si perde nascondendosi al cielo
E lì divenire essenza, aria nell’aria
Vorrei essere così! Leggero lontano
E non essere niente di più del niente
Leggero lontano, leggero lontano.”
~~~

Quanto pesa un millimetro di qualsiasi cosa possa esistere?

 Un millimetro, un minuscolo piccolo spazio nella vastità dell’universo, che peso ha?..


FRANCESCO CACCIOLA
tratto da “La leggerezza dell’anima”

~ AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE… ~

ah il sole m'artiglia la fronte...

Mi accingo

Ahh il sole m’artiglia la fronte

Mi accingo a restare

Implume

Il giorno

Ci riprova

Spazzati via i ricordi, fugati

Devo pescare là nel mio fondo estremo

ciò che si tende a me

di vita imminente

Plasmo d’argilla plasmo

Senza sapere cosa uscirà dagli occhi

Provo

Sono prove

Esercitate in questi luoghi

A tentoni sui vuoti

Bruciature di pellicole nello schermo

E allora plasmo, stendo lastre plastiche

Rendo forme alla mia immaginazione

Ho bisogno di farlo

Cerco la strada delle cose

Le seguo

E devo stare sola

Nell’insoluto costante che tende

Verso

Un posto così, senza capo né coda.

20-3-19


NADIA ALBERICI

via AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE — sibillla5

Una scatola di biscotti…

una scatola di biscotti...

Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.


HARUKI MURAKAMI
tratto da “Norwegian Wood”

L’odio…

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
– lui solo.


WISLAWA SZYMBORSKA