~ MEMORIE.. ~

Memorie...

Ne hanno inventate di tutti i tipi.
ddr1,2,3,4, md, sd, xd, sempre più veloci.
E sempre più capienti,
Dai pochi Kb di una volta ai giga di oggi,
in sovrabbondanza.

Puoi riempirle fino all’orlo,
non proprio all’orlo, calcolando gli indici
le tabelle, le fat, e magari un angolino per il restore
puoi cancellarla anche, quando vuoi, quante volte vuoi.

Ma con quella umana non hai speranze,
non ti lascia cancellare le cose che importano
e cancella da sola quelle che non importano
o viceversa.

Non è mancanza di spazio o una specie di garbage,
forse è un tipo di protezione,
dai sovraccarichi o dalle illusioni.

E forse non lo fa neanche tanto da sola,
c’è qualcosa che discrimina le cose che importano dalle altre.
E non sono io, o almeno non l’io che mi conosco.

Qualcosa crea indici e tabelle e associa ricordi a giorni piovosi
e altri a un raggio di sole.
Non puoi farci nulla.


FRANCO BONVINI

via Memorie – Non di questo mondo

I mulini a vento…

Li vide e disse:

“La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono
manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente.”

“Dove, sono i giganti?” disse Sancio Pancia.

 “Quelli che vedi laggiù”, rispose il padrone. “Con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe.”

“Guardi bene la signoria vostra”, soggiunse Sancio. “Che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino”.

“Ben si conosce”, disse don Chisciotte, “che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e
mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.”

Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce:

“Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia!”…


MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA
tratto da
“Don Chisciotte della Mancia”

Silenzio!

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell’anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu e taci.

Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
Fonte: tu ad essa bevi e taci.

Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d’incanti, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:
ascolta il loro canto e taci!


FEDOR TJUTCEV
“Silentium!”

L’eterna fuga…

eterna fuga...
Noi non possiamo saperlo! Noi siamo oppressi
da un manto d’ignoranza e di auguste chimere!
Scimmie d’uomini caduti dalla vulva delle madri,
la nostra pallida ragione ci nasconde l’infinito!
noi vogliamo guardare: il Dubbio ci punisce!
Il dubbio, uccello lugubre, ci colpisce con la sua ala…
E l’orizzonte si dilegua in un’eterna fuga!

ARTHUR RIMBAUD

Le parole sono puttane
costrette ad illudere
dalla tratta dell’incanto

sono ricolorate d‘amore
per un emoji opportunista
di sabato dopo la pizza

un accento saprofito
sulla oh per l‘accoglienza
tra le lenzuola del padrone

l’anima è la più richiesta
per orgasmi veloci
scartati al cioccolato

l’umanità non si lava più
gira ubriaca tra bettole
squartata dagli abusi

affasciate nei bordelli
sono streghe di ungenti
per la notte prima del rogo

e aspettano rime di poeta


CIPRIANO GENTILINO

via le parole…. — Cipriano Gentilino

Se ti tagliassero a pezzetti…

se ti tagliassero a pezzetti...
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

~

Ti ho trovata lungo il fiume

che suonavi una foglia di fiore

che cantavi parole leggere, parole d’amore

ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso

ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

~

Rosa gialla rosa di rame

mai ballato così a lungo

lungo il filo della notte sulle pietre del giorno

io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino

alla fine siamo caduti sopra il fieno.

~

Persa per molto persa per poco

presa sul serio presa per gioco

non c’è stato molto da dire o da pensare

la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

spettinata da tutti i venti della sera.

~

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

~

Ma se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.



~ BARBARI ~

barbari...

Sbarcano barbari con passo di felpa,
li trovi ovunque a buon prezzo.
Il vecchio sa di dov’è.
Il giovane non sa dove va.

Parlammo a sproposito di lettere:
le monete caddero non si sa dove
tutte in successione, testa, croce.
Noi altrove, infreddoliti e scossi,
senza trovarle.

Il sogno americano scavallò lucido
aree di sepolcri imbiancati
dentro giardini ornati a maggio.
Poi fai l’amore, scalci,
appena sfiorata di brezza. 

In principio fu Gregor Samsa
poi la metamorfosi, ricordi?

La bonaccia d’Agosto doppiò dicembre,
le sedie fuori stremate di brine.
La noia al governo ci sapeva fare.
Questi barbari non sono Brenno,
non aspettano, sanno procurarsi.

Mentre scriviamo nessuno legge,
già detto tutto:
emozione perfida in chi non può
rinunciare nemmeno a un quarto d’ora.


FLAVIO ALMERIGHI

via barbari — almerighi

La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

Una rondine…

una rondine...

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.

L’importante è che sia piegata ad arte.

Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.

Poi col pensiero vai e mettici il cielo.


JÜRGEN THEOBALDY
“Lavorare con la carta”

~ SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI… ~

se avessimo ascoltato gli oracoli...

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
agli oracoli delle costellazioni,
alle chiromanti,
alle Sibille profetiche
avremmo chiuso alcune porte,
– sì,
posticipato qualche arrivo,
rimandato qualche saluto.

Se avessimo davvero ascoltato,
non avremmo avuto la tentazione
di sfondare certe pareti,
ma ci saremmo riconosciuti
attraverso le vetrate
per scambiarci il segno segreto
di non adocchiare mai la misura
del salto che separa
il baldacchino da terra,

ma è fuori dalla nostra portata
di esseri labili
rinunciare a rischi e possibilità
per affidarci ciechi ad
avvertimenti vigliacchi
che non portano firma.

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
saremmo fatti di pupille sui muri
ad occhi sempre chiusi
e i morti sarebbero defluiti
verso fini meno nefaste.

(13 marzo 2019)


GIUDITTA MICHELANGELI

via SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI — Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)