Strappa da te la vanità!

strappa da te la vanità...

Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie

Quello che veramente ami non ti sarà strappato

Quello che veramente ami è la tua vera eredità

Il mondo a chi appartiene, a me, a loro, o a nessuno?

Prima venne il visibile, quindi il palpabile

Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,

Quello che veramente ami è la tua vera eredità

La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.

Strappa da te la vanità, non fu l’uomo

A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,

Strappa da te la vanità, ti dico strappala

Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo

Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice.

Strappa da te la vanità, Paquin strappala!

Il casco verde ha vinto la tua eleganza.

«Dòminati, e gli altri ti sopporteranno»

Strappa da te la vanità

Sei un cane bastonato sotto la grandine,

Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,

Metà nero metà bianco

Né distingui un’ala da una coda

Strappa da te la vanità

Come son meschini i tuoi rancori nutriti di falsità.

Strappa da te la vanità,

Avido di distruggere, avaro di carità,

Strappa da te la vanità,

Ti dico, strappala.

Ma avere fatto in luogo di non avere fatto questa non è vanità

Avere, con discrezione, bussato

Perché un Blunt aprisse

Aver raccolto dal vento una tradizione viva

O da un bell’occhio antico la fiamma inviolata

Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto,

nella diffidenza che fece esitare.


EZRA POUND

Dall’altra parte dell’orizzonte…

dall'altra parte dell'orizzonte...

Vieni piano verso di me luna sdentata

Lasciatemi entrare nella grotta sottomarina

indietro restano le forme che si succedono senza lasciare traccia

tutto ciò che passa e si disfa lasciando solo un fumo bianco

indietro restano i sogni che oggi son solo ghiaccio o pietra

acqua dolce come un bacio dall’altra parte dell’orizzonte…


LEOPOLDO MARIA PANERO
tratto da “Primo amore”

I mulini a vento…

Li vide e disse:

“La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono
manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente.”

“Dove, sono i giganti?” disse Sancio Pancia.

 “Quelli che vedi laggiù”, rispose il padrone. “Con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe.”

“Guardi bene la signoria vostra”, soggiunse Sancio. “Che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino”.

“Ben si conosce”, disse don Chisciotte, “che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e
mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.”

Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce:

“Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia!”…


MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA
tratto da
“Don Chisciotte della Mancia”

Silenzio!

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell’anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu e taci.

Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
Fonte: tu ad essa bevi e taci.

Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d’incanti, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:
ascolta il loro canto e taci!


FEDOR TJUTCEV
“Silentium!”

L’eterna fuga…

eterna fuga...
Noi non possiamo saperlo! Noi siamo oppressi
da un manto d’ignoranza e di auguste chimere!
Scimmie d’uomini caduti dalla vulva delle madri,
la nostra pallida ragione ci nasconde l’infinito!
noi vogliamo guardare: il Dubbio ci punisce!
Il dubbio, uccello lugubre, ci colpisce con la sua ala…
E l’orizzonte si dilegua in un’eterna fuga!

ARTHUR RIMBAUD

Se ti tagliassero a pezzetti…

se ti tagliassero a pezzetti...
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

~

Ti ho trovata lungo il fiume

che suonavi una foglia di fiore

che cantavi parole leggere, parole d’amore

ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso

ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

~

Rosa gialla rosa di rame

mai ballato così a lungo

lungo il filo della notte sulle pietre del giorno

io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino

alla fine siamo caduti sopra il fieno.

~

Persa per molto persa per poco

presa sul serio presa per gioco

non c’è stato molto da dire o da pensare

la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

spettinata da tutti i venti della sera.

~

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

~

Ma se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.



La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

La forza delle parole…

la forza delle parole...

Io non conosco la forza delle parole

conosco delle parole il suono a stormo
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…


VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
tratto da “Frammenti”

Dietro quel velo di dolcezza…

la notte...

 Voi non siete di qui, non sapete ancora che cos’è il crepuscolo da noi. Volete che ve lo dica io?
Sarò lieto di accontentarvi!
Un po’ di attenzione, prego…

Cos’è più che dicevo?
Ah, sì, la notte!

Guardate: che cos’ha di tanto straordinario? Come cielo, voglio dire?
E’ pallido e luminoso come qualsiasi altro cielo a quest’ora del giorno.
A queste latitudini.
Quando fa bello.
Un’ora fa, circa, dopo averci inondato fin dalle… diciamo… dalle dieci del mattino, senza requie, di torrenti di luce rossa e bianca, ha cominciato a perdere il suo splendore, a impallidire, a impallidire pian piano, adagio adagio, fintantoché… Bum! Finito! Non si muove più!
Ma… ma dietro quel velo di dolcezza e di calma la notte galoppa e si getterà su di noi… pfttt! Così! Proprio nel momento in cui meno ce lo aspettiamo.
Ecco come vanno le cose su questa porca Terra!


SAMUEL BECKETT
tratto da “Aspettando Godot”