~ MEMORIE… ~

Memorie...

Ne hanno inventate di tutti i tipi.
ddr1,2,3,4, md, sd, xd, sempre più veloci.
E sempre più capienti,
Dai pochi Kb di una volta ai giga di oggi,
in sovrabbondanza.

Puoi riempirle fino all’orlo,
non proprio all’orlo, calcolando gli indici
le tabelle, le fat, e magari un angolino per il restore
puoi cancellarla anche, quando vuoi, quante volte vuoi.

Ma con quella umana non hai speranze,
non ti lascia cancellare le cose che importano
e cancella da sola quelle che non importano
o viceversa.

Non è mancanza di spazio o una specie di garbage,
forse è un tipo di protezione,
dai sovraccarichi o dalle illusioni.

E forse non lo fa neanche tanto da sola,
c’è qualcosa che discrimina le cose che importano dalle altre.
E non sono io, o almeno non l’io che mi conosco.

Qualcosa crea indici e tabelle e associa ricordi a giorni piovosi
e altri a un raggio di sole.
Non puoi farci nulla.


FRANCO BONVINI

via Memorie – Non di questo mondo

L’eterna fuga…

eterna fuga...
Noi non possiamo saperlo! Noi siamo oppressi
da un manto d’ignoranza e di auguste chimere!
Scimmie d’uomini caduti dalla vulva delle madri,
la nostra pallida ragione ci nasconde l’infinito!
noi vogliamo guardare: il Dubbio ci punisce!
Il dubbio, uccello lugubre, ci colpisce con la sua ala…
E l’orizzonte si dilegua in un’eterna fuga!

ARTHUR RIMBAUD

Il peso di un millimetro…

il peso di un millimetro...

Si creò in me “il millimetro”, così lo definii, un distacco.

Partì tutto da quel millimetro di spazio, e la domanda che mi posi da allora era sempre la stessa: 

“Quanto pesa un millimetro di qualsiasi cosa possa esistere?”

 Un millimetro, un minuscolo piccolo spazio nella vastità dell’universo, che peso ha?

Proprio così! Quant’è il peso di un millimetro nell’oceano enorme che occupa il sentimento nella nostra esistenza? La percorrenza di un millimetro in qualsiasi contesto è proponibile in millesimi di secondo, ma lo stesso millimetro – adattato al tempo in cui è sottoposto un concetto quando si tratta d’amore – può essere eterno, persistente nel tempo senza una durata definita…

Perché l’amore non ha tempo: l’amore, quello vero, regna sovrano e indelebile, perché arricchisce ogni parte di te e nel tempo si accresce… è il tempo stesso a nutrirlo. Non esiste un pulsante di start da azionare o disattivare a piacere.

L’amore non ha interruttori né tanto meno scadenze: è costantemente presente nella nostra vita, proprio come il tempo.

L’amore è quell’imprescindibile istante in cui le nostre anime si uniscono per l’eternità.

Come fa l’amore a sparire dalla sua stessa esistenza? Tutto risulterebbe innaturale – come fa il tuo cuore a non battere più per chi hai amato solo perché la stessa persona non è più presente nei tuoi giorni, dimenticando che se è stato amore – lei è te – in ogni parte di te…

Così il millimetro divenne di fatto la consistenza del mio dolore. Non era solo un minuscolo spazio, ma la vastità di un concetto che attingeva direttamente alle radici dell’anima.

I ricordi, essi si alimentano dalla fonte dell’anima…

Lei diventava pensiero fisso e inamovibile, perché trapiantato in un silenzioso, inarrendevole senso di presenza costante, fino a essere odio, fino a trasformarsi in delirio emotivo. Era lì…

“Il ricordo è solo uno spazio in cui hai deciso di andare a far morire il tuo pensiero. Puoi fingere di non pensarlo, puoi tentare di sentirti più forte, ma quel pensiero rappresenta ciò che provi e dunque riemergerà. E quando il silenzio sarà tale da non riuscire a non sentirlo! Quando quella sensazione di sonnolenza si trasformerà in umore deviante… allora cosa farai, mio eroe? Fingerai di non esserne capace oppure affronterai le circostanze della vita creando lo scenario adatto?” ripetevo a me stesso…

Nel nome di quel grande amore trovai la forza e la lucidità di rimettere in corsa una macchina che si era fermata al bordo di una strada affollata. Nella solitudine, nonostante la folla, la tua vita si spegne e la confusione diventa il tuo decadimento mentre vorresti silenzio subisci il mormorio.

Quel millimetro è solo il crepuscolo in cui hai deciso di abbandonarti – l’angolo reciso in cui hai deciso e definito la tua attenzione per spegnere le luci di scena come a voler dire, niente sogni nessun dolore.

Così smisi di sognare, così imparai a non fossilizzarmi al concetto e vivere serenamente quel grande vuoto. L’amore nel suo complesso esito doveva trasformarsi in energia in libertà emotiva e voglia di andare avanti, indipendentemente da tutto…

~~~
“Vorrei essere leggero, lontano,
come aria che si perde nascondendosi al cielo
E lì divenire essenza, aria nell’aria
Vorrei essere così! Leggero lontano
E non essere niente di più del niente
Leggero lontano, leggero lontano.”
~~~

Quanto pesa un millimetro di qualsiasi cosa possa esistere?

 Un millimetro, un minuscolo piccolo spazio nella vastità dell’universo, che peso ha?..


FRANCESCO CACCIOLA
tratto da “La leggerezza dell’anima”

Dietro quel velo di dolcezza…

la notte...

 Voi non siete di qui, non sapete ancora che cos’è il crepuscolo da noi. Volete che ve lo dica io?
Sarò lieto di accontentarvi!
Un po’ di attenzione, prego…

Cos’è più che dicevo?
Ah, sì, la notte!

Guardate: che cos’ha di tanto straordinario? Come cielo, voglio dire?
E’ pallido e luminoso come qualsiasi altro cielo a quest’ora del giorno.
A queste latitudini.
Quando fa bello.
Un’ora fa, circa, dopo averci inondato fin dalle… diciamo… dalle dieci del mattino, senza requie, di torrenti di luce rossa e bianca, ha cominciato a perdere il suo splendore, a impallidire, a impallidire pian piano, adagio adagio, fintantoché… Bum! Finito! Non si muove più!
Ma… ma dietro quel velo di dolcezza e di calma la notte galoppa e si getterà su di noi… pfttt! Così! Proprio nel momento in cui meno ce lo aspettiamo.
Ecco come vanno le cose su questa porca Terra!


SAMUEL BECKETT
tratto da “Aspettando Godot”

Cos’era…

cos'era...

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, essendo stato, era…

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.


MARK STRAND

En gare.

DSC_0041 (1)

Sur la ferraille de ses infortunes, l’homme regarde sa solitude bistre dans ses yeux avec le fatalisme obtus des vaches et s’obstine à purger une peine méconnue qui fume sur la prairie vaste d’obscures coulisses

et dans le brouillard de son corps s’endort un train froidement inhabité qui reste sur le cuivre du départ et à la larme d’un regard aimé


Barbara Auzou


via En gare. — Lire dit-elle


Temporaneo…

Sentii la notte dileguarsi

La mia anima posarsi nel sonno e dormire sui sogni

Sentii l’energia progredire e la quiete adattarsi alle scene

Sentii me stesso nell’ adeguatezza del tempo

Scorrevo come lui volteggiando nel vuoto di un momento che temporaneo sussurrava

 Estraneo


Francesco Cacciola


via Temporaneo — La leggerezza dell’ anima


La bellezza.

la bellezza...

Io credo che la vita sia una cosa positiva. Che sia una cosa bella. Dire che è bella forse ti suonerà inappropriato in un momento come questo, ma io credo lo sia, lo sento.

Quale pensi che sia la vera natura della bellezza?

Nella vita, ci sono cose che si realizzano e cose che non si realizzano. Le prime dimentichiamo subito, le seconde le coltiviamo, gelosi, per sempre dentro di noi. I sogni o le aspirazioni non sono altro che questo. In un certo senso, la bellezza stessa della vita risiede proprio nell’amore verso ciò che non è stato. Così non rimane invano qualcosa di non realizzato, perché in realtà vive già come bellezza.


KYŌICHI KATAYAMA
tratto da “Gridare amore dal centro del mondo”

Dimentico, sempre dimentico…

dimentico, sempre dimentico...

Sono irrequieto. Sono assetato di cose lontane. 
La mia anima desidera toccare il limite
dell’Oscuro lontano.
Oh, Grande Aldilà, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che non ho ali per volare, che sono legato a questo luogo per sempre.

Sono insonne nella mia angoscia;
uno straniero in una terra straniera. 
Il tuo alito mi mormora una impossibile speranza. 
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio 
come fosse il mio.
Oh, Lontanissimo, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che non conosco la strada, 
che non ho il cavallo alato. 

Niente mi interessa: sono un vagabondo del mio cuore. 
Nella nebbia assolata delle languide ore, 
quella visione grandiosa di te 
prende forma nell’azzurro dei cielo! 
Oh, Meta Lontanissima, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che tutti i cancelli sono chiusi,
nella casa dove vivo solo!


R. TAGORE
tratto da “Il giardiniere”

Se…

se...

Se le lentiggini fossero deliziose, e se il giorno fosse notte,

e se il morbillo fosse carino e la bugia non fosse una bugia,

la vita sarebbe uno splendore, –

ma le cose non possono andar giuste

perché in tale ginepraio

Io non sarei io.

Se la terra fosse paradiso, e allora fosse ora,

e il passato fosse presente, ed il falso fosse vero,

ci sarebbe del senso

ma sarei incerto

perché in tale messinscena

tu non saresti tu.

Se la paura fosse coraggiosa, e le sfere fossero quadrate,

e se lo sporco fosse pulito e le lacrime fosse una gioia,

le cose sembrerebbero giuste,

ma sarebbero tutte una angoscia,

perché se il qui fosse là

noi non saremmo noi.


E.E. Cummings