~ AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE… ~

ah il sole m'artiglia la fronte...

Mi accingo

Ahh il sole m’artiglia la fronte

Mi accingo a restare

Implume

Il giorno

Ci riprova

Spazzati via i ricordi, fugati

Devo pescare là nel mio fondo estremo

ciò che si tende a me

di vita imminente

Plasmo d’argilla plasmo

Senza sapere cosa uscirà dagli occhi

Provo

Sono prove

Esercitate in questi luoghi

A tentoni sui vuoti

Bruciature di pellicole nello schermo

E allora plasmo, stendo lastre plastiche

Rendo forme alla mia immaginazione

Ho bisogno di farlo

Cerco la strada delle cose

Le seguo

E devo stare sola

Nell’insoluto costante che tende

Verso

Un posto così, senza capo né coda.

20-3-19


NADIA ALBERICI

via AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE — sibillla5

Ed io conosco il topo…

ed io conosco il topo...

Conosci il falco,

ed io conosco il topo,

tu il volo a picco,

ed io l’orma del piede,

conosci il pino,

ed io conosco l’edera,

conosco il legno,

e tu conosci il fuoco.

Io faccio il viaggio,

tu ne sai lo scopo,

io ti dò l’incertezza, tu la fede,

tu sai come donare,

io come chiedere,

conosco il prima,

e solo tu sai il dopo.

Tu trovi il filo, che nel labirinto

ti conduce sicura ad una uscita,

io ho perso il segno,

annaspo ad ogni spigolo;

ma se guardi negli occhi,

che hai avvinto

al tuo incanto di giada,

io ho la partita:

rubo il lampo ai tuoi occhi,

e ti sconfiggo.


GIORGIO CALCAGNO

Mi piace…

mi piace

Mi piace che tu sei innamorato non di me,

Mi piace che io sono innamorata non di te,

E che mai la pesante sfera terrestre

Mancherà sotto i nostri piedi.

Mi piace che si possa essere buffe, lasciati andare,

E non giocare con parole,

E non arrossire di un’onda soffocante

Appena sfiorandosi con le maniche.

Mi piace, anche, che tu davanti a me

Tranquillamente abbracci un’altra

E non mi auguri di bruciare nell’inferno

Perché io bacio non te. 

E che il mio nome tenero e dolce

Non ricordi né di giorno né di notte, invano…

Mi piace che mai nel silenzio di una chiesa

Canteranno sopra di noi: Alleluia!

Ti ringrazio con il cuore e con la mano

Per il fatto che tu, senza saperlo, mi ami così:

Per la mia tranquillità notturna,

Per la rarità degli incontri alle ore del tramonto,

Per le nostre non-passeggiate sotto la luna,

Per il sole non sopra le nostre teste,

Per il fatto che tu sei innamorato, purtroppo, non di me,

Per il fatto che io sono innamorata, purtroppo, non di te.

  


Marina  Cvetaeva

 

L’ultima lettera.

ultima lettera
 
” QUANDO LA PAROLA SI FARA’ CORPO
E IL CORPO APRIRA’ LA BOCCA
E PRONUNCERA’ LA PAROLA CHE L’HA CREATO,
 ABBRACCERO’ QUESTO CORPO
E LO ADAGERO’ AL MIO FIANCO .”
(Hezi lesskli)

Allora ecco tutto, vero? L’ultima possibilità. Le ultime parole. La fine della storia
che hai cominciato scrivere per noi poco più di otto mesi fa.
Propio ora hanno cominciato a tremarmi le mani. Quanti minuti ho a mia
disposizione? Dieci? Nove?…
Se solo potessi guardarti negli occhi, vederti là dentro, raccontarti quello che
vedo.
Vedo un uomo che non è un uomo, e un bambino che non è un bambino. Vedo
un uomo la cui maturità e la cui verilità sono come una cicatrice che si è chiusa
e indurita sulla ferita del bambino. Tu stesso hai scrito una volta e io ricordo di aver
pensato che per te la “cicatrice” si è formata esattamente nel punto d’unione tra
l’uomo e il bambino, e che questo punto non è vivo in te, senza essere comunque
morto.
Lettera dopo lettera sentivo che avrei potuto fare qualcosa per te; e non era un
caso che tu ti fossi rivolto a me, perché grazie al tuo intuito avevi capito che io avrei
potuto guarire quella cicatrice, fino a rivelare il bambino, il tuo gemello luminoso e,
ricominciando da lui, avresti potuto tornare a essere l’uomo che sei, che eri destinato
a essere.
Chi è quest’uomo? Temo che non mi permetterei più di scoprirlo. Posso solo indovinare
che è tutto quanto insieme: adulto e bambino e molte altre cose e molte altre persone –
ma riuniti insieme, senza le divisioni artificiali e violente che esistono dentro di te.
Perché ai miei occhi, nel punto in cui tutte quelle “anime” si toccano, si mescolano
e si uniscono senza che nulla le separi, sento che laggiù si tova il tuo vero io.
Quando ti ho incontrato laggiù mi sono subito sentita riempire da te. Il mio corpo e la
mia anima ti hanno parlato direttamente, oltre le tue parole, che non sempre amavo.
Perché laggiù tu mi ecciti veramente, mi stimoli, mi infiammi e mi fai male.
E quando, talvolta, mi hai permesso di stare laggiù con te mi sono sentita viva come
non mi era mai successo con nessuno. Con nessun uomo.
Cosa succede? Hai sentito? All’improvviso provo freddo e caldo al tempo stesso. E ti
sento, reale, con tutto il corpo. Mi stai di fronte, cosi vicino, come se ti trovassi al di là
della porta.No, non mi farò illusioni.
   Ma sento i tuoi occhi sospesi sulle mie labbra. Cosa vuoi che dica? Cosa potrei dire
che ancora non ho detto? E cos’altro rimane da dire, a parole?
   …Caro amore mio, se mi rimane un altro desiderio voglio, chiedo, che tutte quelle
migliaia di parole diventino corpo…

  

DAVID GROSSMAN
“Che tu sia per me il coltello”

 

 

l’uomo che amava le donne

le donne

“Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento?

 Se hanno il cuore libero i loro corpi sono disponibili

e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l’occasione.

 La verità è una soltanto, loro vogliono quello che voglio io,

 l’amore.

Tutti vogliono l’amore, ogni specie d’amore.

 Quello fisico e quello sentimentale o più semplicemente

la tenerezza disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita

 e non bada più a nessuno.

 Non è il mio caso, 

io mi interesso a tutte”. 

 

– F. Truffaut –

  


L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE, REGIA F.TRUFFAUT, 1977

Amami…

amami...
Amami, e nel ricordo prendi la fionda antica
e battimi i capelli. Mi vedrai crescere
nera come la foresta dell’Amazzonia,
ma se scosti i miei rami vedrai nella mia lingua
uccelli variopinti e paradisi terresti.
Allora non pregare il Signore,
perché la dovizia del mio canto
io l’ho rubata a lui in un giorno di distrazione.


ALDA MERINI

Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi…

      

io vorrei...

Dove vai quando poi resti sola

il ricordo come sai non consola.

Quando lei se ne andrò per esempio,

trasformai la mia casa in un tempio.

E d’allora solo oggi non farmedico più

a guarirmi chi fu,

ho paura a dirti che sei tu.

Ora noi siamo già più vicini.

Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…

Come può uno scoglio

arginare il mare,

anche se non voglio

torno già volare.

Le distese azzure

e le verdi terre.

Le discese ardite

e le risalite

su nel cielo aperto

e poi giù il deserto

e poi ancora in alto,

con un grande salto…

Dove vai quando poi resti sola,

senza ali tu lo sai non si vola.

Io quel dì mi trovai per esempio,

quasi sperso in quel letto così ampio.

Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei,

io la morte abbracciai,

ho paura a dirti che per te

mi svegliai.

Oramai fra di noi solo un passo.

Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…

Come può uno scoglio

arginare il mare,

anche se non voglio

torno già volare.

Le distese azzure

e le verdi terre.

Le discese ardite

e le risalite,

su nel cielo aperto

e poi giù il deserto

e poi ancora in alto

con un grande salto…


LUCIO BATTISTI

Quello che non ho…

quello che non ho...

QUELLO CHE NON HO E’ UNA CAMICIA BIANCA
QUELLO CHE NON HO E’ UN SECRETO IN BANCA
QUELLO CHE NON HO SONO LE TUE PISTOLE
PER CONQUISTARMI IL CIELO, PER GUARDARMI IL SOLE.
QUELLO CHE NON HO E’ DI FARLA FRANCA
QUELLO CHE NON HO E’ QUEL CHE NON MI MANCA
QUELLO CHE NON HO SONO LE TUE PAROLE
PER GUARDARMI IL CIELO, PER CONQUISTARMI IL SOLE.

 

QUELLO CHE NON HO E’ UN OROLOGIO AVANTI
PER CORRERE PIU’ IN FRETTA E AVERVI DISTANTI
QUELLO CHE NON HO E’ UN TRENO ARRUGGINITO
CHE MI RIPORTI INDIETRO DA DOVE SONO PARTITO.
QUELLO CHE NON HO SONO I TUOI DENTI D’ORO
QUELLO CHE NON HO E’ UN PRANZO DI LAVORO
QUELLO CHE NON HO QUESTA PRATERIA
PER CORRERE PIU’ FORTE DELLA MALINCONIA.
QUELLO CHE NON HO SONO LE MANI IN PASTA
QUELLO CHE NON HO E’ UN INDIZZIO IN TASCA
QUELLO CHE NON HO SEI TU DALLA MIA PARTE
QUELLO CHE NON HO E’ DI FREGARTI A CARTE.
QUELLO CHE NON HO E’ UNA CAMICIA BIANCA
QUELLO CHE NON HO E’ DI FARLA FRANCA
QUELLO CHE NON HO SONO LE TUE PISTOLE
PER CONQUISTARMI IL CIELO, PER GUARDARMI IL SOLE

      


FABRIZIO  DE  ANDRE

Il mazzo di fiori.

il mazzo di fiori...

Che fai laggiù bambina

Con quei fiori appena colti

Che fai laggiù ragazza

Con quei fiori seccati fiori

Che fai laggiù bella donna

Con quei fiori che appassiscono

Che fai laggiù già vecchia

Con quei fiori che muoiono

” Aspetto il vincitore “.


J. PRÈVERT