Il tuo viso…

il tuo viso...

Il tuo viso…

nell’ombra…
diventa un sole
che si immerge in me…
il tuo viso…
porta primavere…
cesti di frutta buona
da mangiare..
e… sorrisi di bambini

il tuo viso…
è un cavallo bianco sulla spiaggia…
un cielo azzurro…
il tuo viso…
è dove finiscono le mie dita…
dove nasce una carezza…
un bacio lieve
come fiocco di neve

il tuo viso…
è bello da guardare
espressioni che non so dire
il tuo viso…
è sorriso contagioso…
sulla bocca disegnata
da un Dio… che sapeva
quanto t’avrei amato


ARTHUR RIMBAUD

Quel fiore verdognolo…

quel fiore verdognolo...

Che il temporale scoppi o svanisca!

Non è la fine del mondo.

L’amore è altro, o così lo pensavo,

un giardino che si espande,

quantunque ti sapesti donna e mai pensassi altrimenti,

fino a inglobare l’intero mare e tutti i suoi giardini

Amore dell’amore,

l’amore che ingoia tutto il resto, un amore riconoscente,

amore per la natura, per la gente, per gli animali,

un amore che genera cortesia e bontà…

L’amore a cui con me tu pure dovrai inchinarti –

un fiore, un fragilissimo fiore sarà la nostra sicurezza

e non perché noi siamo troppo deboli per fare altrimenti

ma perché al colmo della mia forza

ho rischiato ciò che dovevo fare,

mentre anche le ossa mi sudavano

per non poter gridare a te nell’atto.

Dell’asfodelo, di quel fiore verdognolo

simile a un ranuncolo sul suo stelo ramificato,

vengo, cara, a cantarti!

Il mio cuore si accende

pensando che ti reco notizie di qualcosa che ti interessa

e interessa molti uomini.

Considera ciò che passa per nuovo.

Non lo troverai là se non in poesie vilipese.

È difficile ricevere notizie da poesie,

eppure uomini muoiono miseramente ogni giorno

per mancanza di ciò che là si trova…


WILLIAM CARLOS WILLIAMS
tratto da “L’asfodelo, quel fiore verdognolo”

Ha fatto qualche errore ma…

ha fatto qualche errore, ma...

Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l’odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra

Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo

Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo.


CHARLES BUKOWSKI

A tutte le donne !

Fragile, opulenta donna,

matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l’emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d’amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

è innalzi il tuo canto d’amore.


Alda Merini

l’uomo che amava le donne

le donne

“Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento?

 Se hanno il cuore libero i loro corpi sono disponibili

e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l’occasione.

 La verità è una soltanto, loro vogliono quello che voglio io,

 l’amore.

Tutti vogliono l’amore, ogni specie d’amore.

 Quello fisico e quello sentimentale o più semplicemente

la tenerezza disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita

 e non bada più a nessuno.

 Non è il mio caso, 

io mi interesso a tutte”. 

 

– F. Truffaut –

  


L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE, REGIA F.TRUFFAUT, 1977

Amami…

amami...
Amami, e nel ricordo prendi la fionda antica
e battimi i capelli. Mi vedrai crescere
nera come la foresta dell’Amazzonia,
ma se scosti i miei rami vedrai nella mia lingua
uccelli variopinti e paradisi terresti.
Allora non pregare il Signore,
perché la dovizia del mio canto
io l’ho rubata a lui in un giorno di distrazione.


ALDA MERINI

Dal giardino dei gigli.

dal giardino...
Vieni, amore mio,
considera i gigli.
Abbiamo poca fede.
Parliamo troppo.
Svuota la tua bocca piena di parole
e vieni con me a guardare
i gigli dischiusi nel campo,
crescono li come velieri,
che lenti governano i loro petali
senza infermiere senza orologi.
Consideriamo lo spettacolo:
una casa dove nubi bianche
decorano le sale fangose.
Oh, svuotati delle buone
e cattive parole. Sputa fuori
le parole come pietre!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni a mangiare i miei gustosi frutti.

ANNE SEXTON