Strappa da te la vanità!

strappa da te la vanità...

Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie

Quello che veramente ami non ti sarà strappato

Quello che veramente ami è la tua vera eredità

Il mondo a chi appartiene, a me, a loro, o a nessuno?

Prima venne il visibile, quindi il palpabile

Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,

Quello che veramente ami è la tua vera eredità

La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.

Strappa da te la vanità, non fu l’uomo

A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,

Strappa da te la vanità, ti dico strappala

Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo

Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice.

Strappa da te la vanità, Paquin strappala!

Il casco verde ha vinto la tua eleganza.

«Dòminati, e gli altri ti sopporteranno»

Strappa da te la vanità

Sei un cane bastonato sotto la grandine,

Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,

Metà nero metà bianco

Né distingui un’ala da una coda

Strappa da te la vanità

Come son meschini i tuoi rancori nutriti di falsità.

Strappa da te la vanità,

Avido di distruggere, avaro di carità,

Strappa da te la vanità,

Ti dico, strappala.

Ma avere fatto in luogo di non avere fatto questa non è vanità

Avere, con discrezione, bussato

Perché un Blunt aprisse

Aver raccolto dal vento una tradizione viva

O da un bell’occhio antico la fiamma inviolata

Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto,

nella diffidenza che fece esitare.


EZRA POUND

Da quali trombe scosse…

2019-06-26-16-16-46

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l’aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov’eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
– fresca –
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.


PIERLUIGI CAPPELLO
“Gerico”

Destino del poeta…

destino del poeta...

Parole? Sì, d’aria,

perdute nell’aria.

Lascia che mi perda tra le parole,

lascia che sia l’aria sulle labbra,

un soffio vagabondo senza contorni,

breve aroma che l’aria disperde.

Anche la luce si perde in se stessa.


OCTAVIO PAZ

Silenzio!

Taci, nasconditi ed occulta
i propri sogni e sentimenti;
che nel profondo dell’anima tua
sorgano e volgano a tramonto
silenti, come nella notte
gli astri: contemplali tu e taci.

Può palesarsi il cuore mai?
Un altro potrà mai capirti?
Intenderà di che tu vivi?
Pensiero espresso è già menzogna.
Torba diviene la sommossa
Fonte: tu ad essa bevi e taci.

Sappi in te stesso vivere soltanto.
Dentro te celi tutto un mondo
d’incanti, magici pensieri,
quali il fragore esterno introna,
quali il diurno raggio sperde:
ascolta il loro canto e taci!


FEDOR TJUTCEV
“Silentium!”

La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

Una rondine…

una rondine...

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.

L’importante è che sia piegata ad arte.

Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.

Poi col pensiero vai e mettici il cielo.


JÜRGEN THEOBALDY
“Lavorare con la carta”

~ AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE… ~

ah il sole m'artiglia la fronte...

Mi accingo

Ahh il sole m’artiglia la fronte

Mi accingo a restare

Implume

Il giorno

Ci riprova

Spazzati via i ricordi, fugati

Devo pescare là nel mio fondo estremo

ciò che si tende a me

di vita imminente

Plasmo d’argilla plasmo

Senza sapere cosa uscirà dagli occhi

Provo

Sono prove

Esercitate in questi luoghi

A tentoni sui vuoti

Bruciature di pellicole nello schermo

E allora plasmo, stendo lastre plastiche

Rendo forme alla mia immaginazione

Ho bisogno di farlo

Cerco la strada delle cose

Le seguo

E devo stare sola

Nell’insoluto costante che tende

Verso

Un posto così, senza capo né coda.

20-3-19


NADIA ALBERICI

via AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE — sibillla5

Una scatola di biscotti…

una scatola di biscotti...

Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.


HARUKI MURAKAMI
tratto da “Norwegian Wood”

Il tuo viso…

il tuo viso...

Il tuo viso…

nell’ombra…
diventa un sole
che si immerge in me…
il tuo viso…
porta primavere…
cesti di frutta buona
da mangiare..
e… sorrisi di bambini

il tuo viso…
è un cavallo bianco sulla spiaggia…
un cielo azzurro…
il tuo viso…
è dove finiscono le mie dita…
dove nasce una carezza…
un bacio lieve
come fiocco di neve

il tuo viso…
è bello da guardare
espressioni che non so dire
il tuo viso…
è sorriso contagioso…
sulla bocca disegnata
da un Dio… che sapeva
quanto t’avrei amato


ARTHUR RIMBAUD

Quel fiore verdognolo…

quel fiore verdognolo...

Che il temporale scoppi o svanisca!

Non è la fine del mondo.

L’amore è altro, o così lo pensavo,

un giardino che si espande,

quantunque ti sapesti donna e mai pensassi altrimenti,

fino a inglobare l’intero mare e tutti i suoi giardini

Amore dell’amore,

l’amore che ingoia tutto il resto, un amore riconoscente,

amore per la natura, per la gente, per gli animali,

un amore che genera cortesia e bontà…

L’amore a cui con me tu pure dovrai inchinarti –

un fiore, un fragilissimo fiore sarà la nostra sicurezza

e non perché noi siamo troppo deboli per fare altrimenti

ma perché al colmo della mia forza

ho rischiato ciò che dovevo fare,

mentre anche le ossa mi sudavano

per non poter gridare a te nell’atto.

Dell’asfodelo, di quel fiore verdognolo

simile a un ranuncolo sul suo stelo ramificato,

vengo, cara, a cantarti!

Il mio cuore si accende

pensando che ti reco notizie di qualcosa che ti interessa

e interessa molti uomini.

Considera ciò che passa per nuovo.

Non lo troverai là se non in poesie vilipese.

È difficile ricevere notizie da poesie,

eppure uomini muoiono miseramente ogni giorno

per mancanza di ciò che là si trova…


WILLIAM CARLOS WILLIAMS
tratto da “L’asfodelo, quel fiore verdognolo”