Giorni strani…

Giorni strani questi che ci hanno scovato
Giorni strani questi che ci hanno pedinato
Finiranno per distruggere
Le nostre gioie occasionali
Dobbiamo continuare a giocare
O cercarci un’altra città.

Occhi strani che affollano strane stanze
Voci che segnaleranno la loro stanca fine,
La padrona sta ghignando,
Ha gli ospiti addormentati dal peccato

Mi ascolti che parlo di peccato
E capisci che ci siamo.

Strani giorni questi che ci hanno scovato
E per le loro ore strane
Noi indugiamo in solitudine
Corpi confusi
Ricordi abusati
Mentre corriamo via dal giorno
Verso una strana notte impietrita.


JIM MORRISON
THE DOORS
“STRANGE DAYS”

Le parole sono puttane
costrette ad illudere
dalla tratta dell’incanto

sono ricolorate d‘amore
per un emoji opportunista
di sabato dopo la pizza

un accento saprofito
sulla oh per l‘accoglienza
tra le lenzuola del padrone

l’anima è la più richiesta
per orgasmi veloci
scartati al cioccolato

l’umanità non si lava più
gira ubriaca tra bettole
squartata dagli abusi

affasciate nei bordelli
sono streghe di ungenti
per la notte prima del rogo

e aspettano rime di poeta


CIPRIANO GENTILINO

via le parole…. — Cipriano Gentilino

Se ti tagliassero a pezzetti…

se ti tagliassero a pezzetti...
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

~

Ti ho trovata lungo il fiume

che suonavi una foglia di fiore

che cantavi parole leggere, parole d’amore

ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso

ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

~

Rosa gialla rosa di rame

mai ballato così a lungo

lungo il filo della notte sulle pietre del giorno

io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino

alla fine siamo caduti sopra il fieno.

~

Persa per molto persa per poco

presa sul serio presa per gioco

non c’è stato molto da dire o da pensare

la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

spettinata da tutti i venti della sera.

~

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

~

Ma se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.



~ BARBARI ~

barbari...

Sbarcano barbari con passo di felpa,
li trovi ovunque a buon prezzo.
Il vecchio sa di dov’è.
Il giovane non sa dove va.

Parlammo a sproposito di lettere:
le monete caddero non si sa dove
tutte in successione, testa, croce.
Noi altrove, infreddoliti e scossi,
senza trovarle.

Il sogno americano scavallò lucido
aree di sepolcri imbiancati
dentro giardini ornati a maggio.
Poi fai l’amore, scalci,
appena sfiorata di brezza. 

In principio fu Gregor Samsa
poi la metamorfosi, ricordi?

La bonaccia d’Agosto doppiò dicembre,
le sedie fuori stremate di brine.
La noia al governo ci sapeva fare.
Questi barbari non sono Brenno,
non aspettano, sanno procurarsi.

Mentre scriviamo nessuno legge,
già detto tutto:
emozione perfida in chi non può
rinunciare nemmeno a un quarto d’ora.


FLAVIO ALMERIGHI

via barbari — almerighi

~ SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI… ~

se avessimo ascoltato gli oracoli...

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
agli oracoli delle costellazioni,
alle chiromanti,
alle Sibille profetiche
avremmo chiuso alcune porte,
– sì,
posticipato qualche arrivo,
rimandato qualche saluto.

Se avessimo davvero ascoltato,
non avremmo avuto la tentazione
di sfondare certe pareti,
ma ci saremmo riconosciuti
attraverso le vetrate
per scambiarci il segno segreto
di non adocchiare mai la misura
del salto che separa
il baldacchino da terra,

ma è fuori dalla nostra portata
di esseri labili
rinunciare a rischi e possibilità
per affidarci ciechi ad
avvertimenti vigliacchi
che non portano firma.

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
saremmo fatti di pupille sui muri
ad occhi sempre chiusi
e i morti sarebbero defluiti
verso fini meno nefaste.

(13 marzo 2019)


GIUDITTA MICHELANGELI

via SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI — Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

L’odio…

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
– lui solo.


WISLAWA SZYMBORSKA

Il peggiore!

il peggiore...

Mi hanno detto di non abbassarmi al loro livello, di essere migliore di loro, ma il fisico ne risente, la rabbia si ingrossa, vorresti infiammare il mondo. Vi dico che io voglio essere peggiore di voi, della vostra grottesca falsità, la miseria vi ucciderà e io sarò il vostro boia.


F.A.

~ DISADATTATO ~

nel disordine...

Non importa che il volume sia assordante

Che la strada non finisca o che non esista percorrenza

Che le parole possano fermarsi in uno spazio occupato

Non interessa se il tempo è grigio

O solo se tempo non è mai stato

Se sfiliamo sui precipizi – spesso sperando di restare solo in equilibrio e la maggior parte delle volte ci caschiamo

Non conta saper dove andare

Non essere mai partiti

Prevedere il futuro

Sentire odori nuovi

Sperare di odorare ancora le fragranze di una vita di effluvi

Scavalcare il dolore

Nascondere Ogni paura

Importa a qualcuno di qualcuno?

Importa a qualcuno di qualcosa?

E lasciamo che il progresso diventi regresso

Che il silenzio possa non insegnare

Tanto non ha un cazzo da dire altrimenti urlava

Lasciamo che restino chiuse le porte

Che le file si sfoltiscano

Tanto le origini delle code non dovrebbero aver senso se non in chi le fa

Che tutto perda colore

Tanto le tinte sono solo dettagli

Che vuoi che possano contare

Non esiste niente oltre – restiamo fermi allora

Non senti niente?

Possiamo anche non svegliarci

Eppure

Eppure ci credo spesso più di quando vorrei

Dovrei

Posso permettermi di fare

Credere è come finire dritto dove non volevi andare – ci vai lo stesso tanto non avresti alternative.

Ma posso anche fingere di non sapere

Dirlo anche quando non lo provo

Provarlo e non saperlo dire

Sognarlo e non avere facoltà di farlo

Poterlo fare e non saper sognare

Ho imparato a distinguere nel disordine che dimora in me

Ho capito che il disordine è l’umanità ed io posso solo

Riordinare ogni tanto

Sistemare tutto – sapendo –

Che l’apparenza è solo un modo per naccontare una subdola verità

Disadattato


FRANCESCO CACCIOLA

via Disadattato — La leggerezza dell’ anima


~ SIMBOLO D’ASSENZA… ~

simbolo d'assenza...

Non è piuma, non è ala, non è tatto

la parola senza sguardi non ha impatto.

Solitaria e selvaggia lancia un suono

e veleggia, scoria nel vento. e non sa di buono.

Non sa di buono come un riso sincero

quel cristallino farfugliare che sa di vero.

La parola, qui, s’arrotonda e si veste

ma non è la mano dolce che ti sveste,

non è silenzio d’attesa in rorida presenza

è solo smunto e pallido fiore simbolo d’assenza.


FRANZ

via Simbolo d’assenza — FRANZ

Le porte son chiuse…

le porte chiuse...

Le porte del mondo non sanno

che fuori la pioggia le cerca.

Le cerca. Le cerca. Paziente

si perde, ritorna. La luce

non sa della pioggia. La pioggia

non sa della luce. Le porte,

le porte del mondo son chiuse:

serrate alla pioggia,

serrate alla luce.


SANDRO PENNA