Una scatola di biscotti…

una scatola di biscotti...

Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.


HARUKI MURAKAMI
tratto da “Norwegian Wood”

La notte…

la notte...

Fresco suono svanito o ombra, il giorno mi trova.
Sì, come morte, forse come sospiro,
come un solo cuore che ha confini,
come limite forse di un petto che respira;
come acqua che circonda dolcemente una forma
e converte quel corpo in stella dentro l’acqua.

Forse come il viaggio di un corpo che si sente attirato
alla foce finale dove son tutti ignoti,
dove il freddo sorriso è accennato dai denti,
più doloroso se le mani son tiepide.

Come essere vivo, perché vivere è questo,
giunge nell’aria, nel generoso impulso
che spinge ad adagiarsi sulla terra e ad attendere
che la vita diventi fresca rosa.

Come la morte, sì, che rinasce nel vento.

Vita, vita che pulsa, che con forma di brezza,
con forma di uragano uscito da un respiro,
muove foglie, la gioia, il colore dei petali,
fresco fiore senziente in cui si muta un essere.

Come nuovo silenzio, come verde o alloro;
come ombra di tigre che superba si mostra nella selva;
come lieto fluttuare dei raggi del sole sulla pelle dell’acqua;
come la viva bolla che un pesce d’oro iscrive nell’azzurro
del cielo.
Come il ramo impossibile sopra il quale non ferma il suo
volo la rondine…
Il giorno mi trova.


VINCENTE ALEXANDRE

La bellezza.

la bellezza...

Io credo che la vita sia una cosa positiva. Che sia una cosa bella. Dire che è bella forse ti suonerà inappropriato in un momento come questo, ma io credo lo sia, lo sento.

Quale pensi che sia la vera natura della bellezza?

Nella vita, ci sono cose che si realizzano e cose che non si realizzano. Le prime dimentichiamo subito, le seconde le coltiviamo, gelosi, per sempre dentro di noi. I sogni o le aspirazioni non sono altro che questo. In un certo senso, la bellezza stessa della vita risiede proprio nell’amore verso ciò che non è stato. Così non rimane invano qualcosa di non realizzato, perché in realtà vive già come bellezza.


KYŌICHI KATAYAMA
tratto da “Gridare amore dal centro del mondo”

Così, come Dio vuole…

così, come Dio vuole...

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,

no per il freddo, no per la paura,

no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,

ma di quel niente che passa per i cieli

e fiata sulla terra che ringrazia…

Forse è stato come trema il cuore,

a te, quando nella notte va via la luna,

o viene mattina e pare che il chiarore si muoia

ed è la vita che ritorna vita…

Forse è stato come si trema insieme,

così, senza saperlo, come Dio vuole…


FRANCO LOI

Guardammo la Terra…

Se ci fu permesso di scegliere

dobbiamo aver riflettuto a lungo.

I corpi proposti erano scomodi
e si sciupavano laidamente.

I modi di appagare la fame
ci disgustavano.

Il mondo che avrebbe dovuto circondarci
era in continua disgregazione.

Con tristezza ed orrore
respingemmo gran parte
dei destini individuali
a noi dati in visione.

Accettavamo la morte
ma non in ogni forma.
Ci attirava l’amore
d’accordo, ma un amore
che mantiene le sue promesse.

Ciascuno voleva una patria senza vicini
e trascorrere la vita
nell’intervallo tra le guerre.

Nessuno di noi voleva prendere il potere
o sottostare ad esso,
nessuno voleva essere la vittima
delle proprie e delle altrui illusioni,
non c’erano volontari…

Nel frattempo un gran numero
di stelle accese
si era spento e raffreddato.
Era ora di prendere una decisione.

Ci era stata fatta
la proposta d’un viaggio.

Un soggiorno oltre l’eternità,
comunque monotona
e ignara del passare del tempo,
avrebbe potuto non ripetersi più.

Fummo assaliti dai dubbi:
sapendo tutto in anticipo
sappiamo veramente tutto?

Una scelta così prematura
é davvero una scelta?
Non sarà meglio
dimenticarla?
E dovendo scegliere
– allora scegliere laggiù?

Guardammo la Terra.

Una pianta gracile
si aggrappava alla roccia
con l’incosciente fiducia
che il vento non l’avrebbe strappata.

Un piccolo animale
si tirava fuori dalla tana
con uno sforzo e una speranza per noi strani.

Ci sembrammo troppo prudenti, meschini e ridicoli…


WISLAWA SZYMBORSKA
tratto da
“Una versione dei fatti”

E questo non è niente…

e questo non è niente...

Sì, tutto con eccesso:

la luce, la vita, il mare!

Plurale tutto, plurale,

luci, vite e mari.

Che salgono, che ascendono

da dozzine a centinaia,

da centinaia a migliaia,

in un’esultante

ripetizione infinita

del tuo amore.

Tutto corra a moltiplicare,

carezza per carezza,

abbraccio per vulcano.

Bisogna stancare i numeri.

Che contino senza posa,

si umbriachino contando,

è che non sappiano più

l’ultimo quale sarà:

che vita senza termine!

Una gran torma di zeri

investa, nel passare,

le nostre agili felicità,

e le conduca alla vetta.

Si spezzino le cifre,

senza riuscire al calcolo

né del tempo né baci.

E ormai al di là

di computi, di fati,

abbandonarci alla cieca

al grande abisso del caso

che irresistibilmente

sta

cantandoci con grida

fulgide di futuro:

“E questo non è niente.

Cercate, c’è dell’altro”.


PEDRO SALINAS
tratto da
“La voce a te dovuta”

È un sogno dentro un sogno soltanto…

è un sogno dentro un sogno soltanto...

Prendi questo bacio sulla fronte!
E, ora che sto per lasciarti,
Lascia che te lo confessi:
Non hai torto tu, quando credi
Che nient’altro che un sogno
Sono stati i miei giorni;
Se la speranza è sfuggita
In una notte, o in un giorno,
In una visione, o nel nulla
È forse per questo meno perduta?
Tutto quel che vediamo o sembriamo
È un sogno dentro un sogno soltanto.

Nel frastuono mi trovo di una riva
Che l’onda del mare flagella,
E nella mano stringo
Grani di sabbia d’oro.
Così pochi! Eppure come sfuggono
Giù nel profondo attraverso le dita,
Mentre piango e piango e piango!
Oh Dio! Non posso agguantarli io
Con una stretta più forte?
Oh Dio! Non posso salvarne uno io
Dall’ondata spietata?
Non è tutto quel che vediamo o sembriamo
Un sogno dentro un sogno soltanto?


EDGAR ALLAN POE

Spettacolo senza prove…

Una vita all’istante.

Spettacolo senza prove.

Corpo senza modifiche.

Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.

So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce

va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,

reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.

Improvviso, benché detesti improvvisare.

Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.

Il mio mondo di fare sa di provinciale.

I miei istinti hanno del dilettante.

L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.

Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabile,

stelle non calcolate,

il carattere come un cappotto abbottonato in corsa –

ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,

o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!

Ma qui già sopraggiunge il venerdì

con un copione che non conosco…


WISLAWA SZYMBORSKA
tratto da “Una vita all’istante”

Nella sua sconosciuta profondità…

nella sua sconosciuta profondità...

“Nessuna cosa al mondo ha tanto occupato i miei pensieri come questo mio Io, questo enigma che io vivo, d’essere uno, d’essere Io! E su nessuna cosa al mondo so tanto poco quanto su di me!”

Colpito da questo pensiero egli si fermò improvvisamente. “Che io non sappia nulla di me, che questo dipende da una causa, una sola: io avevo paura di me, prendevo la fuga davanti a me stesso! Volevo smembrare il mio Io, per trovare nella sua sconosciuta profondità la vita, il divino, l’assoluto. Ma proprio io, intanto, andavo perduto a me stesso”.

Schiuse gli occhi e si guardò intorno, un sorriso gli illuminò il volto, e un profondo sentimento, come di risveglio da lunghi sogni, lo percorse fino alla punta dei piedi. E appena si rimise in cammino, correva in fretta, come un uomo che sa quel che ha da fare. “Oh! Ora basta! Basta uccidermi e smembrarmi, per scoprire un segreto dietro le rovine!”

Si guardò attorno come se vedesse per la prima volta il mondo. Bello era il mondo, variopinto, raro e misterioso era il mondo! Qui era azzurro, là giallo, più oltre verde, il cielo pareva fluire lentamente come i fiumi, immobili stavano il bosco e la montagna, e in mezzo v’era lui. Tutto ciò, tutto questo giallo e azzurro, fiume e bosco penetrava per la prima volta attraverso la sua vista.

“Come sono stato sordo e ottuso! Quando uno legge uno scritto di cui vuol conoscere il senso, non ne disprezza i segni e le lettere, né li chiama illusione, bensì li decifra, li studia e li ama, lettera per lettera. Io invece, io che volevo leggere il libro del mondo e il libro del mio proprio Io, ho disprezzato i segni e le lettere, ho chiamato illusione il mondo delle apparenze, ho chiamato il mio occhio e la mia lingua fenomeni accidentali e senza valore. No, tutto questo è finito, ora son desto, mi sono risvegliato nella realtà e oggi nasco per la prima volta”.

Mente rivolgeva tali pensieri, si fermò. Restò immobile, e per un attimo, la durata d’un respiro, un gelo gli strinse il cuore, ed egli lo senti gelare nel petto come una povera bestiola, un uccello o un leprotto, quando si accorse quanto fosse solo. Ora lo sentiva. Trasse un profondo sospiro, e rabbrividì. Nessuno vi era così solo come lui. “Ma io a quale comunità appartenevo? Di chi condividevo la vita? Di chi avrebbe parlato il linguaggio?”

Da questo momento in cui il mondo circostante parve disciogliersi intorno, da questo momento di gelo e di sgomento egli emerse. È stato l’ultimo brivido del risveglio, l’ultimo spasimo della nascita. E tosto riprese il suo cammino, mosse il passo rapido e impaziente, non piu verso la casa, non più indietro…


HERMANN  HESSE
tratto da “Siddharta”

Ha fatto qualche errore ma…

ha fatto qualche errore, ma...

Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l’odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra

Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo

Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo.


CHARLES BUKOWSKI