A un passo da qui…

Metti la sciarpa cuore, fuori c’è vento
non so se farà pioggia, più facile cada
lo sai, le salite al ritorno saranno
le discese di stamani dopo bacio e caffè;
poi le mode, sai bene, cadono
alla fine è solo Dio a far quadrare tutto.
Questo paese omaggia la propria morte,
l’abbraccia coi ferini, i divorzi senza lite.
Questo per tutti è amore, tranne il giorno
in cui ci afferrammo non già sconosciuti.
Qualcosa muove l’aria tra le canne
della vecchia pianola, chissà dov’è la stanza
della poesia, quante sedie vuote avrà.
Fuori siamo tutti estranei, tutti uguali,
a un passo da qui ognuno si crede unico
allo stesso modo dentro gli stessi fumi.
Per questo mi aspetto di viverti a lungo.
Sistemati la sciarpa, un altro bacio.


ALMERIGHI

via A un passo da qui — almerighi

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Dall’interno della specie.

dall'interno della specie...

Eppure nel frammento di ogni memoria,

nella natura di un sorriso che supera a volte il nostro sguardo

accarezziamo la vertigine con una mano

nello scandalo innaturale che ci trattiene,

eppure, dall’interno della specie,

ognuno tenta di lenire il proprio male con una scheggia,

con le prove concepite fuori da ogni possibile

orizzonte di stupore.


ANDREA DE ALBERTI

Lo specchio.

lo specchio...

Che oggetto triste

hanno inventato gli uomini!

Chiunque si specchia

sta di fronte a se stesso

e chi pone la domanda

è, al tempo stesso, l’interrogato.

Per entrare più a fondo

l’uomo deve fare il contrario,

allontanarsi.


KIKUO TAKANO

En gare.

DSC_0041 (1)

Sur la ferraille de ses infortunes, l’homme regarde sa solitude bistre dans ses yeux avec le fatalisme obtus des vaches et s’obstine à purger une peine méconnue qui fume sur la prairie vaste d’obscures coulisses

et dans le brouillard de son corps s’endort un train froidement inhabité qui reste sur le cuivre du départ et à la larme d’un regard aimé


Barbara Auzou


via En gare. — Lire dit-elle


Temporaneo…

Sentii la notte dileguarsi

La mia anima posarsi nel sonno e dormire sui sogni

Sentii l’energia progredire e la quiete adattarsi alle scene

Sentii me stesso nell’ adeguatezza del tempo

Scorrevo come lui volteggiando nel vuoto di un momento che temporaneo sussurrava

 Estraneo


Francesco Cacciola


via Temporaneo — La leggerezza dell’ anima


La bellezza.

la bellezza...

Io credo che la vita sia una cosa positiva. Che sia una cosa bella. Dire che è bella forse ti suonerà inappropriato in un momento come questo, ma io credo lo sia, lo sento.

Quale pensi che sia la vera natura della bellezza?

Nella vita, ci sono cose che si realizzano e cose che non si realizzano. Le prime dimentichiamo subito, le seconde le coltiviamo, gelosi, per sempre dentro di noi. I sogni o le aspirazioni non sono altro che questo. In un certo senso, la bellezza stessa della vita risiede proprio nell’amore verso ciò che non è stato. Così non rimane invano qualcosa di non realizzato, perché in realtà vive già come bellezza.


KYŌICHI KATAYAMA
tratto da “Gridare amore dal centro del mondo”

Dimentico, sempre dimentico…

dimentico, sempre dimentico...

Sono irrequieto. Sono assetato di cose lontane. 
La mia anima desidera toccare il limite
dell’Oscuro lontano.
Oh, Grande Aldilà, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che non ho ali per volare, che sono legato a questo luogo per sempre.

Sono insonne nella mia angoscia;
uno straniero in una terra straniera. 
Il tuo alito mi mormora una impossibile speranza. 
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio 
come fosse il mio.
Oh, Lontanissimo, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che non conosco la strada, 
che non ho il cavallo alato. 

Niente mi interessa: sono un vagabondo del mio cuore. 
Nella nebbia assolata delle languide ore, 
quella visione grandiosa di te 
prende forma nell’azzurro dei cielo! 
Oh, Meta Lontanissima, oh, l’acuto richiamo del tuo flauto! 
Dimentico, sempre dimentico, che tutti i cancelli sono chiusi,
nella casa dove vivo solo!


R. TAGORE
tratto da “Il giardiniere”

Luminosa insidia…

luminosa insidia...

È, l’essere. È.
Intero,
inconsumato,
pari a sé.
Come è
diviene.
Senza fine,
infinitamente è
e diviene,
diviene
se stesso
altro da sé.
Come è
appare.
Niente
di ciò che è nascosto
lo nasconde.
Nessuna
cattività di simbolo
lo tiene
o altra guaina lo presidia.
O vampa!
Tutto senza ombra flagra.
È essenza, avvento, apparenza,
tutto trasparentissima sostanza.
È forse il paradiso
questo? oppure, luminosa insidia,
un nostro oscuro
ab origine, mai vinto sorriso?


MARIO LUZI
Tratto da “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini”

Arte ombrosa…

arte ombrosa...

Nel mio mestiere o arte ombrosa

praticata nella notte quieta

quando solo la luna s’infiamma

e gli amanti riposano a letto

con tutti i dolori nelle braccia,

il mio lavoro è cantare la luce

non per ambizione o pane,

non per vanagloria o commercio di incanti

su impalcature in avorio

ma per il modesto salario

del loro più segreto cuore.

Non scrivo per l’uomo orgoglioso

che si ritrae nella furia di luna

su questo zampillo di pagine,

non per i morti che torreggiano

con i loro usignoli e salmi

ma per gli amanti che abbracciano

i dolori di tutte le età,

e non offrono lodi o compensi

incuranti del mio mestiere o arte.


DYLAN THOMAS

Se…

se...

Se le lentiggini fossero deliziose, e se il giorno fosse notte,

e se il morbillo fosse carino e la bugia non fosse una bugia,

la vita sarebbe uno splendore, –

ma le cose non possono andar giuste

perché in tale ginepraio

Io non sarei io.

Se la terra fosse paradiso, e allora fosse ora,

e il passato fosse presente, ed il falso fosse vero,

ci sarebbe del senso

ma sarei incerto

perché in tale messinscena

tu non saresti tu.

Se la paura fosse coraggiosa, e le sfere fossero quadrate,

e se lo sporco fosse pulito e le lacrime fosse una gioia,

le cose sembrerebbero giuste,

ma sarebbero tutte una angoscia,

perché se il qui fosse là

noi non saremmo noi.


E.E. Cummings