La cordicella rossa.

la cordicella rossa...

Quando arrivò il momento

in cui dovevamo salutarci,

come una nuvola che solennemente scenda,

ebbi solo il tempo di legarti il polso

con una cordicella rossa,

mentre le mie mani tremavano.

Ora, mentre sbocciano i fiori

siedo da solo nell’erba

e mi vibra dentro una domanda:

“Hai ancora la mia cordicella rossa?”


RABINDRANATH TAGORE
tratto da “Dono d’amore”

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Ogni istante di questo eterno giorno…

ogni istante di questo eterno giorno...

Ti penso

quando lenta la neve fiocca

nel silenzio,

quando il sole di fuoco

spacca le montagne austere.

Ti penso

quando nel profondo

del mio cuore

 la nostalgia di te

lacera l’anima,

 quando la luna inonda

di cerulea luce

una striscia di mare

addormentato,

quando le notti

diventano fiumi

interminabili.

Ti penso

quando in sogno

le tue morbide labbra

sussurrano:

 “t’amo”!

 quando i petali dei fiori

offrono il corpo

alla rugiada del mattino.

Ti penso

ogni istante di questo

eterno giorno,

come il soldato la mamma

lontana,

come il bimbo il suo

Angelo Custode,

 come il condannato a morte

la vita che gli sfugge!

 Ti penso!


ANITA ABBRAMO
“Ti penso”

Così, come Dio vuole…

così, come Dio vuole...

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,

no per il freddo, no per la paura,

no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,

ma di quel niente che passa per i cieli

e fiata sulla terra che ringrazia…

Forse è stato come trema il cuore,

a te, quando nella notte va via la luna,

o viene mattina e pare che il chiarore si muoia

ed è la vita che ritorna vita…

Forse è stato come si trema insieme,

così, senza saperlo, come Dio vuole…


FRANCO LOI

La tentazione di morire…


la tentazione di morire...


Non avvicinarti.

La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,

le impronte di certi baci,

questo bagliore che anche di giorno si vede se t’avvicini,

questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,

questo fiume luminoso dove immergo le braccia,

dove non oso quasi bere, per timore poi d’una vita dura ormai d’astro brillante.

Non voglio che tu viva in me come vive la luce,

con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,

cui l’amore è negato attraverso lo spazio

duro e azzurro che separa e non unisce,

dove ogni astro inaccessibile

è una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.

La solitudine scintilla nel mondo senza amore.

La vita è una vivida corteccia,

una rugosa pelle immobile

dove l’uomo non può trovare il suo riposo,

per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.

Ma tu non avvicinarti.

La tua fronte sfavillante, carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,

duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,

di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,

di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.

Non avvicinarti,

perché il tuo bacio si prolunga come l’urto impossibile delle stelle,

come lo spazio che all’improvviso s’incendia,

etere propagante dove la distruzione dei mondi

è un unico cuore che totalmente s’infiamma.

Vieni, vieni, vieni

come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;

vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;

vieni come le due labbra segnate dal rosso,

per quella lunga linea che fonde i metalli.

Vieni, vieni, amore mio;

vieni, ermetica fronte, rotondità quasi movente

che brilli come un’orbita che nelle mie braccia si estingue;

vieni come due occhi o due profonde solitudini,

come due imperiosi richiami da una profondità che non conosco.

Vieni, vieni, morte, amore:

vieni subito, ti distruggerò;

vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;

vieni, che tu rotoli come pietra lieve,

confusa come una luna che chiede i miei raggi!


VICENTE ALEIXANDRE
“Vieni sempre, vieni”

Una rima che manca.

una rima mancante...

Non ho camminato nei tuoi sogni,

nè mi sono mostrato in mezzo alla folla,

non sono apparso nel cortile

dove pioveva o meglio cominciava
a piovere

(questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),

era allettante credere, come uno stupido,

che ti avrei incontrato presto,

eri tu che mi apparivi in sogno

(e mi prendeva una dolce tenerezza),

mi sistemavi i capelli sulle tempie.

Quell’autunno perfino le poesie

in parte mi riuscivano bene

(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).


BORIS RYZYI

Questo è il momento…

questo è il momento...

Questo è il momento” mi sono detto

in un attimo niente più freddo

più nessuno intorno, la natura

una verde camera da letto, forte

delle stesse cose che io voglio

tento l’abbraccio a fondo ma ne sono

respinto, senza uno sguardo senza

una parola si ricompone se ne va nel buio

– era il mio momento non il suo.


NELO RISI

Una vocazione oscura.

una vocazione oscura...

L’amore è una vocazione oscura. Non so da dove venga,

ma so che ha la forma di un corpo che si abbraccia,

il calore delle parole quasi sussurrate, la precisione

delle mani che trovano la strada per il centro,

e indugiano sopra ogni curva. Posso descrivere l’amore

attraverso tutte le sue forme; indicare il cammino

per incontrarlo, passando per le cesure della vita;

vederlo nel fondo degli occhi che si aprono nell’intervallo

di un abbraccio; seguire il suo movimento nello sciogliere

i capelli; e dimenticare tutto quello che sai sull’amore

per scoprirlo, di nuovo, quando mi viene

incontro al sole del mattino, e il mondo si spegne

intorno a te così che accenda il tuo sorriso

e mi costringa a chiederti perché l’amore

è una vocazione oscura.


NUNO JÚDICE

Che t’importa del mio nome?..

Il mio nome

Che t’importa del mio nome?
Esso morirà, come il triste rumore
Dell’onda, che batte contro una lontana riva,
Come un suono notturno in un profondo bosco.

Esso sul foglietto di un album
Lascerà una morta traccia, simile
Al ricamo di una iscrizione tombale
In una lingua sconosciuta

Che c’è in questo nome? Da tempo dimenticato
Nelle agitazioni nuove e ribelli,
Alla tua anima esso non darà
Puri, teneri ricordi

Ma nel giorno della tristezza, nella quiete,
Pronuncialo con nostalgia;
Dì: c’è una memoria di me,
C’è al mondo un cuore nel quale io vivo…


ALEKSANDR PUSKIN

L’ultima lettera.

ultima lettera
 
” QUANDO LA PAROLA SI FARA’ CORPO
E IL CORPO APRIRA’ LA BOCCA
E PRONUNCERA’ LA PAROLA CHE L’HA CREATO,
 ABBRACCERO’ QUESTO CORPO
E LO ADAGERO’ AL MIO FIANCO .”
(Hezi lesskli)

Allora ecco tutto, vero? L’ultima possibilità. Le ultime parole. La fine della storia
che hai cominciato scrivere per noi poco più di otto mesi fa.
Propio ora hanno cominciato a tremarmi le mani. Quanti minuti ho a mia
disposizione? Dieci? Nove?…
Se solo potessi guardarti negli occhi, vederti là dentro, raccontarti quello che
vedo.
Vedo un uomo che non è un uomo, e un bambino che non è un bambino. Vedo
un uomo la cui maturità e la cui verilità sono come una cicatrice che si è chiusa
e indurita sulla ferita del bambino. Tu stesso hai scrito una volta e io ricordo di aver
pensato che per te la “cicatrice” si è formata esattamente nel punto d’unione tra
l’uomo e il bambino, e che questo punto non è vivo in te, senza essere comunque
morto.
Lettera dopo lettera sentivo che avrei potuto fare qualcosa per te; e non era un
caso che tu ti fossi rivolto a me, perché grazie al tuo intuito avevi capito che io avrei
potuto guarire quella cicatrice, fino a rivelare il bambino, il tuo gemello luminoso e,
ricominciando da lui, avresti potuto tornare a essere l’uomo che sei, che eri destinato
a essere.
Chi è quest’uomo? Temo che non mi permetterei più di scoprirlo. Posso solo indovinare
che è tutto quanto insieme: adulto e bambino e molte altre cose e molte altre persone –
ma riuniti insieme, senza le divisioni artificiali e violente che esistono dentro di te.
Perché ai miei occhi, nel punto in cui tutte quelle “anime” si toccano, si mescolano
e si uniscono senza che nulla le separi, sento che laggiù si tova il tuo vero io.
Quando ti ho incontrato laggiù mi sono subito sentita riempire da te. Il mio corpo e la
mia anima ti hanno parlato direttamente, oltre le tue parole, che non sempre amavo.
Perché laggiù tu mi ecciti veramente, mi stimoli, mi infiammi e mi fai male.
E quando, talvolta, mi hai permesso di stare laggiù con te mi sono sentita viva come
non mi era mai successo con nessuno. Con nessun uomo.
Cosa succede? Hai sentito? All’improvviso provo freddo e caldo al tempo stesso. E ti
sento, reale, con tutto il corpo. Mi stai di fronte, cosi vicino, come se ti trovassi al di là
della porta.No, non mi farò illusioni.
   Ma sento i tuoi occhi sospesi sulle mie labbra. Cosa vuoi che dica? Cosa potrei dire
che ancora non ho detto? E cos’altro rimane da dire, a parole?
   …Caro amore mio, se mi rimane un altro desiderio voglio, chiedo, che tutte quelle
migliaia di parole diventino corpo…

  

DAVID GROSSMAN
“Che tu sia per me il coltello”

 

 

Ombre.

ombre
 
Che  corpi  lievi, sottili, 
vi  sono,  incolori, 
vaghi  come  le  ombre,
che  non  si  possono  baciare
se  non  possando  le  labbra 
nell’aria,  contro  qualcosa  
che  passa  e  si  rivela ! 
E  che  ombre  brune  vi  sono,
così  dure
che  il  loro  scuro  marmo  freddo 
non  potrà  mai  abbandonarsi 
appassionato  fra  le  nostre  braccia! 
E  che  viavai,  su  e  giù, 
con  l’amore  che  ondeggia,
dai  corpi  alle  ombre, 
dall’impossibile  alle  labbra,
senza  sosta,  senza  sapere  mai 
se  è  anima  di  carne  od  ombra
di  corpo  ciò  che  baciamo,
se  pure  è  qualcosa !  Tremanti
di  dare  amore  al  nulla !

  


PEDRO SALINAS