Via, pensieri tristi!..


Via, pensieri, voi, nubi autunnali!
Ora è la primavera dorata!
Forse nell’amarezza, nel pianto
Passeranno gli anni della giovinezza?

No, voglio ridere attraverso le lacrime,
Intonare canzoni nel dolore,
Sperare comunque senza speranze,
Voglio vivere! Via, pensieri tristi!

In un triste campo desolato
Seminerò fiori variopinti,
Seminerò fiori nel gelo,
Verserò su di essi lacrime amare.

E per queste lacrime cocenti si dissolverà
Quella possente crosta di ghiaccio,
Forse i fiori cresceranno – e giungerà
Anche per me l’allegra primavera.

Trasporterò un pesante masso
In cima a un’erta montagna sassosa
E, portando questo tremendo fardello,
Intonerò un’allegra canzone.

Nella lunga notte buia, impenetrabile
Non chiuderò gli occhi per un attimo,
Cercherò la stella polare,
La chiara sovrana delle notti buie.

Sì! Riderò attraverso le lacrime,
Intonerò canzoni nel dolore,
Spererò comunque senza speranze,
Vivrò! Via, pensieri tristi!


LESJA UKRAINKA
“Contra spem spero”

Una rondine…

una rondine...

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.

L’importante è che sia piegata ad arte.

Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.

Poi col pensiero vai e mettici il cielo.


JÜRGEN THEOBALDY
“Lavorare con la carta”

La forza delle parole…

la forza delle parole...

Io non conosco la forza delle parole

conosco delle parole il suono a stormo
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…


VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
tratto da “Frammenti”

~ AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE… ~

ah il sole m'artiglia la fronte...

Mi accingo

Ahh il sole m’artiglia la fronte

Mi accingo a restare

Implume

Il giorno

Ci riprova

Spazzati via i ricordi, fugati

Devo pescare là nel mio fondo estremo

ciò che si tende a me

di vita imminente

Plasmo d’argilla plasmo

Senza sapere cosa uscirà dagli occhi

Provo

Sono prove

Esercitate in questi luoghi

A tentoni sui vuoti

Bruciature di pellicole nello schermo

E allora plasmo, stendo lastre plastiche

Rendo forme alla mia immaginazione

Ho bisogno di farlo

Cerco la strada delle cose

Le seguo

E devo stare sola

Nell’insoluto costante che tende

Verso

Un posto così, senza capo né coda.

20-3-19


NADIA ALBERICI

via AH IL SOLE M’ARTIGLIA LA FRONTE — sibillla5

Una scatola di biscotti…

una scatola di biscotti...

Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.


HARUKI MURAKAMI
tratto da “Norwegian Wood”

Il tuo viso…

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Il tuo viso…

nell’ombra…
diventa un sole
che si immerge in me…
il tuo viso…
porta primavere…
cesti di frutta buona
da mangiare..
e… sorrisi di bambini

il tuo viso…
è un cavallo bianco sulla spiaggia…
un cielo azzurro…
il tuo viso…
è dove finiscono le mie dita…
dove nasce una carezza…
un bacio lieve
come fiocco di neve

il tuo viso…
è bello da guardare
espressioni che non so dire
il tuo viso…
è sorriso contagioso…
sulla bocca disegnata
da un Dio… che sapeva
quanto t’avrei amato


ARTHUR RIMBAUD

Dietro quel velo di dolcezza…

la notte...

 Voi non siete di qui, non sapete ancora che cos’è il crepuscolo da noi. Volete che ve lo dica io?
Sarò lieto di accontentarvi!
Un po’ di attenzione, prego…

Cos’è più che dicevo?
Ah, sì, la notte!

Guardate: che cos’ha di tanto straordinario? Come cielo, voglio dire?
E’ pallido e luminoso come qualsiasi altro cielo a quest’ora del giorno.
A queste latitudini.
Quando fa bello.
Un’ora fa, circa, dopo averci inondato fin dalle… diciamo… dalle dieci del mattino, senza requie, di torrenti di luce rossa e bianca, ha cominciato a perdere il suo splendore, a impallidire, a impallidire pian piano, adagio adagio, fintantoché… Bum! Finito! Non si muove più!
Ma… ma dietro quel velo di dolcezza e di calma la notte galoppa e si getterà su di noi… pfttt! Così! Proprio nel momento in cui meno ce lo aspettiamo.
Ecco come vanno le cose su questa porca Terra!


SAMUEL BECKETT
tratto da “Aspettando Godot”

Quel fiore verdognolo…

quel fiore verdognolo...

Che il temporale scoppi o svanisca!

Non è la fine del mondo.

L’amore è altro, o così lo pensavo,

un giardino che si espande,

quantunque ti sapesti donna e mai pensassi altrimenti,

fino a inglobare l’intero mare e tutti i suoi giardini

Amore dell’amore,

l’amore che ingoia tutto il resto, un amore riconoscente,

amore per la natura, per la gente, per gli animali,

un amore che genera cortesia e bontà…

L’amore a cui con me tu pure dovrai inchinarti –

un fiore, un fragilissimo fiore sarà la nostra sicurezza

e non perché noi siamo troppo deboli per fare altrimenti

ma perché al colmo della mia forza

ho rischiato ciò che dovevo fare,

mentre anche le ossa mi sudavano

per non poter gridare a te nell’atto.

Dell’asfodelo, di quel fiore verdognolo

simile a un ranuncolo sul suo stelo ramificato,

vengo, cara, a cantarti!

Il mio cuore si accende

pensando che ti reco notizie di qualcosa che ti interessa

e interessa molti uomini.

Considera ciò che passa per nuovo.

Non lo troverai là se non in poesie vilipese.

È difficile ricevere notizie da poesie,

eppure uomini muoiono miseramente ogni giorno

per mancanza di ciò che là si trova…


WILLIAM CARLOS WILLIAMS
tratto da “L’asfodelo, quel fiore verdognolo”

La terza neve.

la terza neve...

Guardavamo dalle finestre, là
dove i tigli
si stagliavano neri
nella profondità del cortile
Sospirammo –
ancora, la neve non veniva,
ed era tempo, ormai,
era tempo…

E la neve venne,
venne verso sera.
Essa
giù dall’alto dei cieli
volava
a seconda del vento,
e nel volo
oscillava.

A falde sottili come lamine,
fragili,
era confusa di se stessa.
La prendevamo delicatamente con le mani,
e stupivamo:
dunque, era quella la neve?

Ma la neve ci rassicurava:
“Verrà, io lo so,
verrà la neve vera.
Non vi turbate –
mi scioglierò,
non inquietatevi –
subito…”.

Dope sette giorni
venne la neve nuova
Non venne –
precipitò.
Cadeva così fitta, da non potere
tenere aperti gli occhi,
a tutta forza
vorticava in cerchio, mugliando.

Con pervicace ostinazione
voleva inseguire il trionfo
perchè tutti dicessero concordi:
sì, è lei, la neve,
vera, che non dura un sol giorno,
o due.

Ma disperò
di sè, non resistette
e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani
si scioglieva
sotto
i piedi…

E noi inquieti, ansiosi
sempre più spesso
scrutavamo l’orizzonte: quando
quella vera verrà?
Perchè era tempo,
era tempo…

E un mattino
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora
d’improvviso aperta la porta
meravigliati, la calpestammo.

Posava, alta e pulita,
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
timidamente fastosa
era
fittissimamente di sè sicura.

Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
Ed era davvero tanta
ed era davvero bella.

Cadeva e cadeva
nel baccano dell’alba
fra il rombo della macchine e lo sbuffare dei cavalli,
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.

Giaceva
fresca e scintillante
e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve. La vera.
L’aspettavamo.
Era venuta.


Evgenij Evtušenko