La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

E questo non è niente…

e questo non è niente...

Sì, tutto con eccesso:

la luce, la vita, il mare!

Plurale tutto, plurale,

luci, vite e mari.

Che salgono, che ascendono

da dozzine a centinaia,

da centinaia a migliaia,

in un’esultante

ripetizione infinita

del tuo amore.

Tutto corra a moltiplicare,

carezza per carezza,

abbraccio per vulcano.

Bisogna stancare i numeri.

Che contino senza posa,

si umbriachino contando,

è che non sappiano più

l’ultimo quale sarà:

che vita senza termine!

Una gran torma di zeri

investa, nel passare,

le nostre agili felicità,

e le conduca alla vetta.

Si spezzino le cifre,

senza riuscire al calcolo

né del tempo né baci.

E ormai al di là

di computi, di fati,

abbandonarci alla cieca

al grande abisso del caso

che irresistibilmente

sta

cantandoci con grida

fulgide di futuro:

“E questo non è niente.

Cercate, c’è dell’altro”.


PEDRO SALINAS
tratto da
“La voce a te dovuta”

Rimasero lì in piedi, pazienti…

rimasero lì in piedi, pazienti...

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare? Adesso
è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.

Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non capissero;
non perché avessero fame:

non era per via di tutto ciò. Non era
così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.

Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.


H.M. ENZENSBERGER
tratto da “La fine del Titanic”

Da qualche parte, laggiù…

Da qualche parte, laggiù

Molte migliaia di miglia

Si trova nella mia patria

Dove così tanto

È andato così male

La democrazia è stata ferita

Colpito dal cieco agitato

Costretto dall’ignoranza e dalla paura

Non capisco

Come alcuni possono nutrire così tanto odio

Tale indecenza, suppurazione, fertilizzata nell’oscurità

Giusto, non mi capiscono

Con la mia insistenza dichiarata

Quelle pietre non dovrebbero essere lanciate contro un estraneo

Solo perché non hai mai camminato per un miglio

Nel loro blues

Dove sono i pezzi mancanti che possono unirci

E perché

È ancora un puzzle?

Riflessioni da Cómpeta, Spagna.Altro da seguire. Ho solo bisogno di qualche minuto per sedermi su una collina vicina e lasciare che la natura mi ricordi com’era prima che tutti gli umani arrivassero e facessero saltare in aria le cose.Saluti.

– BRIAN LAGEOSE –

Bonnywood Manor

Somewhere, over there

Many thousands of miles

Lies my homeland

Where so much

Has gone so wrong

Democracy has been wounded

Stabbed by the flailing blind

Compelled by ignorance and fear

I don’t understand

How some can harbor so much hate

Such indecency, festering, fertilized in the dark

Fair play, they don’t understand me

With my avowed insistence

That stones should not be cast against a stranger

Just because you never walked a mile

In their blues

Where are the missing pieces that can unite us

And why

Is it still a puzzle?

Reflections from Cómpeta, Spain. More to follow. I just need a few minutes to sit on a nearby hilltop and let nature remind me of what it was like before all the humans arrived and jacked things up. Cheers.

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Io ero, e sono e sarò…

e sognerete tutto...

E lo sognavo, e lo sogno,

e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,

e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,

e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo

un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,

e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,

e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.

La vita è la meraviglia delle meraviglie,

e sulle ginocchia della meraviglia

solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi

di mari e città risplendenti tra il fumo.

E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia.


ARSENIJ TARKOVSKIJ

Mare nostro…

mare nostro

Mare nostro,

mare che crei a questo cuore

una passione d’amore

e mi fai incantare.

 

Mare bello,

sopra questa bella barca,

l’anima da lontano

si mette a sognare.

 

Mare chiaro,

mare di latte e d’argento,

mi voglio scordare

ogni dolore e tormento.

 

Mare grande,

come un cielo stellato,

quella luce incantata

mi fa tremare il cuore.

 

Rema, rema, marinaio.

Rema, rema per questo mare

che non dorme

e sospira con me…




Tempo che passa.

tempo che passa...
 
SAI  COS’È BELLO, QUI? GUARDA:
NOI CAMMINIAMO, LASCIAMO TUTTE QUELLE ORME SULLA SABBIA,
E LORO RESTANO LÌ PRECISE, ORDINATE.
MA DOMANI, TI ALZERAI, QUARDERAI QUESTA GRANDE SPIAGGIA
E NON CI SARÀ PIÙ NULLA, UN’ORMA, UN SEGNO QUALSIASI, NIENTE.
IL MARE CANCELLA, DI NOTTE.
LA MAREA NASCONDE.
È COME SE NON FOSSE MAI PASSATO NESUNO.
È COME SE NOI NON FOSSIMO MAI ESISTITI.
SE C’È UN LUOGO, AL MONDO, IN CUI PUOI NON PENSARE A NULLA
QUEL LUOGO È QUI.
NON È PIÙ TERRA,
NON È ANCORA MARE.
NON È VITA FALSA,
NON È VITA VERA.
È TEMPO.
TEMPO CHE PASSA.
E BASTA…


  ALESSANDRO BARICCO
tratto da “OCEANO MARE”

Da qui al mare…

 da qui al mare...
     
Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. 
   E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. 
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso.
    Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita.
E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare.
    Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente umano.
   Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno
    Lui sarebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. 
   Strada clemente, e bella. 
   Una strada da qui al mare. 
    

    ALESANDRO  BARICCO 
” OCEANO MARE “