~ BARBARI ~

barbari...

Sbarcano barbari con passo di felpa,
li trovi ovunque a buon prezzo.
Il vecchio sa di dov’è.
Il giovane non sa dove va.

Parlammo a sproposito di lettere:
le monete caddero non si sa dove
tutte in successione, testa, croce.
Noi altrove, infreddoliti e scossi,
senza trovarle.

Il sogno americano scavallò lucido
aree di sepolcri imbiancati
dentro giardini ornati a maggio.
Poi fai l’amore, scalci,
appena sfiorata di brezza. 

In principio fu Gregor Samsa
poi la metamorfosi, ricordi?

La bonaccia d’Agosto doppiò dicembre,
le sedie fuori stremate di brine.
La noia al governo ci sapeva fare.
Questi barbari non sono Brenno,
non aspettano, sanno procurarsi.

Mentre scriviamo nessuno legge,
già detto tutto:
emozione perfida in chi non può
rinunciare nemmeno a un quarto d’ora.


FLAVIO ALMERIGHI

via barbari — almerighi

~ SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI… ~

se avessimo ascoltato gli oracoli...

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
agli oracoli delle costellazioni,
alle chiromanti,
alle Sibille profetiche
avremmo chiuso alcune porte,
– sì,
posticipato qualche arrivo,
rimandato qualche saluto.

Se avessimo davvero ascoltato,
non avremmo avuto la tentazione
di sfondare certe pareti,
ma ci saremmo riconosciuti
attraverso le vetrate
per scambiarci il segno segreto
di non adocchiare mai la misura
del salto che separa
il baldacchino da terra,

ma è fuori dalla nostra portata
di esseri labili
rinunciare a rischi e possibilità
per affidarci ciechi ad
avvertimenti vigliacchi
che non portano firma.

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
saremmo fatti di pupille sui muri
ad occhi sempre chiusi
e i morti sarebbero defluiti
verso fini meno nefaste.

(13 marzo 2019)


GIUDITTA MICHELANGELI

via SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI — Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Il peggiore!

il peggiore...

Mi hanno detto di non abbassarmi al loro livello, di essere migliore di loro, ma il fisico ne risente, la rabbia si ingrossa, vorresti infiammare il mondo. Vi dico che io voglio essere peggiore di voi, della vostra grottesca falsità, la miseria vi ucciderà e io sarò il vostro boia.


F.A.

O beatrice…

o beatrice...

O beatrice senza manto
senza cielo né canto.

Beatrice tutta di terra
attraversata in guerra.

Beatrice costruttrice
della mia distruzione felice.

Beatrice ultimo gioco.
Beatrice salto nel fuoco.

Beatrice da sempre nata.
Beatrice stella designata.

Beatrice fiato e voce
dell’inchiodato in croce.

Beatrice delle paure.
Beatrice delle venture.

O beatrice senza santi
senza veli né oranti.

Beatrice tutta di furore
di febbre e tremore.

O beatrice di lacrime.
Beatrice furtiva bestiola.

O beatrice infinita.
Beatrice nella tagliola.

Beatrice pietosa
filia et mater mea gloriosa.

Beatrice che si spezza
per troppo di tenerezza.

O beatrice mia apprensiva.
O beatrice viva.


GIOVANNI GIUDICI

~ SIMBOLO D’ASSENZA… ~

simbolo d'assenza...

Non è piuma, non è ala, non è tatto

la parola senza sguardi non ha impatto.

Solitaria e selvaggia lancia un suono

e veleggia, scoria nel vento. e non sa di buono.

Non sa di buono come un riso sincero

quel cristallino farfugliare che sa di vero.

La parola, qui, s’arrotonda e si veste

ma non è la mano dolce che ti sveste,

non è silenzio d’attesa in rorida presenza

è solo smunto e pallido fiore simbolo d’assenza.


FRANZ

via Simbolo d’assenza — FRANZ

~ PARLA CON LUI… ~

Torna indietro

rovista nelle miserie delle anime

le tue

guarda tuo figlio

in fondo dentro al cuore

cosa vedi? Dimmelo

sei un uomo stanco, fin troppo

hai perso mille volte e non riesci a vedere

ora ti sollevi ti scrolli la polvere

esci dalla gabbia

un leone ferito un uomo sgualcito

povero, ammaestrato

hai ferito leso ucciso

ora guarda tuo figlio

parla con lui

non aver timore

parla con lui

infliggi al suo cuore, non urlare

sussurra dolcemente

vedrai lui ti ascolterà

lui saprà

lui capirà


NAZZARENO ZEBACHETTI

via Parla con lui — nazzablog

Lo specchio.

lo specchio...

Che oggetto triste

hanno inventato gli uomini!

Chiunque si specchia

sta di fronte a se stesso

e chi pone la domanda

è, al tempo stesso, l’interrogato.

Per entrare più a fondo

l’uomo deve fare il contrario,

allontanarsi.


KIKUO TAKANO

Temporaneo…

Sentii la notte dileguarsi

La mia anima posarsi nel sonno e dormire sui sogni

Sentii l’energia progredire e la quiete adattarsi alle scene

Sentii me stesso nell’ adeguatezza del tempo

Scorrevo come lui volteggiando nel vuoto di un momento che temporaneo sussurrava

 Estraneo


Francesco Cacciola


via Temporaneo — La leggerezza dell’ anima


Se…

se...

Se le lentiggini fossero deliziose, e se il giorno fosse notte,

e se il morbillo fosse carino e la bugia non fosse una bugia,

la vita sarebbe uno splendore, –

ma le cose non possono andar giuste

perché in tale ginepraio

Io non sarei io.

Se la terra fosse paradiso, e allora fosse ora,

e il passato fosse presente, ed il falso fosse vero,

ci sarebbe del senso

ma sarei incerto

perché in tale messinscena

tu non saresti tu.

Se la paura fosse coraggiosa, e le sfere fossero quadrate,

e se lo sporco fosse pulito e le lacrime fosse una gioia,

le cose sembrerebbero giuste,

ma sarebbero tutte una angoscia,

perché se il qui fosse là

noi non saremmo noi.


E.E. Cummings

C’è, chi dà la colpa…

c'è, chi da la colpa...

Laurin42

C’è, chi dà la colpa
alle piene di primavera,
al peso di un grassone
che viaggiava in autocorriera:
io non mi meraviglio
che il ponte sia crollato,
perché l’avevano fatto
di cemento “amato”.
Invece doveva essere
“armato”, s’intende,
ma la erre c’è sempre
qualcuno che se la prende.
Il cemento senza erre
(oppure con l’erre moscia)
fa il pilone deboluccio
e l’arcata troppo floscia.
In conclusione, il ponte
è colato a picco,
e il ladro di “erre”
è diventato ricco:
passeggia per la città,
va al mare d’estate,
e in tasca gli tintinnano
le “erre” rubate.

Ladro di “Erre”, Gianni Rodari. 1972.

View original post