Quel fiore verdognolo…

quel fiore verdognolo...

Che il temporale scoppi o svanisca!

Non è la fine del mondo.

L’amore è altro, o così lo pensavo,

un giardino che si espande,

quantunque ti sapesti donna e mai pensassi altrimenti,

fino a inglobare l’intero mare e tutti i suoi giardini

Amore dell’amore,

l’amore che ingoia tutto il resto, un amore riconoscente,

amore per la natura, per la gente, per gli animali,

un amore che genera cortesia e bontà…

L’amore a cui con me tu pure dovrai inchinarti –

un fiore, un fragilissimo fiore sarà la nostra sicurezza

e non perché noi siamo troppo deboli per fare altrimenti

ma perché al colmo della mia forza

ho rischiato ciò che dovevo fare,

mentre anche le ossa mi sudavano

per non poter gridare a te nell’atto.

Dell’asfodelo, di quel fiore verdognolo

simile a un ranuncolo sul suo stelo ramificato,

vengo, cara, a cantarti!

Il mio cuore si accende

pensando che ti reco notizie di qualcosa che ti interessa

e interessa molti uomini.

Considera ciò che passa per nuovo.

Non lo troverai là se non in poesie vilipese.

È difficile ricevere notizie da poesie,

eppure uomini muoiono miseramente ogni giorno

per mancanza di ciò che là si trova…


WILLIAM CARLOS WILLIAMS
tratto da “L’asfodelo, quel fiore verdognolo”

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Sapore di pane.

sapore di pane...

Del mare e della terra faremo pane,

coltiveremo a grano la terra e i pianeti,

il pane di ogni bocca,

di ogni uomo,

ogni giorno

arriverà perché andammo a seminarlo

e a produrlo non per un uomo

ma per tutti,

il pane, il pane

per tutti i popoli

e con esso ciò che ha

forma e sapore di pane

divideremo:

la terra,

la bellezza,

l’amore,

tutto questo ha sapore di pane.


PABLO NERUDA
“Ode al pane”

Che giorno siamo noi?..

che giorno siamo noi ..

Che giorno siamo noi

Noi siamo tutti i giorni

Amica mia

Noi siamo tutta la vita

Amore mio

Noi ci amiamo e noi viviamo

Noi viviamo e noi ci amiamo

E noi non sappiamo che cosa è la vita

E noi non sappiamo che cosa è il giorno

E noi non sappiamo che cosa è l’amore.


JACQUES PREVERT

In due ne abbiamo trenta…

baciami

In un quartier della ville Lumiere 
Dove fa sempre buio e manca l’aria 
E d’inverno come d’estate è sempre inverno 
Lei era sulle scale 
Lui accanto a lei e lei accanto a lui 
Faceva notte 
C’era un odore di zolfo 
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici 
E lei gli diceva 
È buio qui 
Manca l’aria 
E d’inverno come d’estate è sempre inverno 
Il sole del buon Dio non brilla da noi 
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi 
Stringimi tra le braccia 
Baciami 
Baciami a lungo 
Baciami 
Più tardi sarà troppo tardi 
La nostra vita è ora 
Qui si crepa di tutto 
Dal caldo e dal freddo 
Si gela si soffoca 
Manca l’aria 
Se tu smettessi di baciarmi 
Credo che morirei soffocata 
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io 
In due ne abbiamo trenta 
A trent’anni non si è più ragazzi 
Abbiamo l’età per lavorare 
Avremo pure diritto di baciarci 
Più tardi sarà troppo tardi 
La nostra vita è ora 
Baciami!


 J.Prevert 

Fantasia, mio amore fatato!

sogno

Come risplende luminosa! Quieta
io giaccio al riparo della sua luce;
mentre cielo e terra sussurrano:
“Ridestati, domani, sogna questa notte”.
Si, vieni, Fantasia, mio amore fatato!
Sfiori il tuo bacio la mia fronte ardente;
chinati sul mio letto solitario
portatrice di pace, portatrice di gioia.

Il mondo si allontana; addio, mondo oscuro!
Cupo mondo, nasconditi sino al mattino;
il cuore, che tu non puoi tutto soggiogare,
dovrà resistere, se indugi ancora!

Non dividerò, no non dividerò il tuo amore;
per il tuo odio avrò solo un sorriso;
le tue pene feriscono – dilaniano i tuoi torti,
ma le tue menzogne, no, non possono ingannare!
Contemplo la luce delle stelle
alte su di me, in quel placido mare, 
vorrei sperare che ogni pena 
nota al creato, in te si racchiuda!

Tale sarà il mio sogno in questa notte;
sognerò che il cielo delle sfere gloriose
ruoti lungo il suo corso di luce
in una gioia infinita, nel corso di anni eterni;
sognerò che non vi sia un mondo, lassù,
lontano quanto l’occhio può spaziare,
in cui la saggezza rida dell’amore, o la virtù si prosterni all’infamia;

In cui, torturata dai colpi del fato,
la vittima dilaniata sia costretta al sorriso;
a opporre la pazienza al suo odio,
covando in cuore l’aspra ribellione.
In cui il piacere conduca sempre al male,
e invano ammonisca l’iinerme ragione;
e la verità sia debole e forte l’inganno;
e la guioia la via più certa al dolore;
e la pace, letargia della pena;
la speranza, fenomeno dell’anima;
e la vita, fatica vuota e breve;
e morte, la tiranna di tutto!


 Emily Bronte

O fiore…

o fiore
Mi regala una sensazione di benessere totale
Di tranquillitá sgorgante dall’amplificato “sentire”
Come vederne il sicuro incedere nell’arrivare l’amore…
A sfiorare il cuore dimora sicura e serbante
Di preziosissimi del destino che ci arrichiscono
Della loro spontanea essenza della loro presenza
Come un dolce abbraccio da donare
Come un prolungamento di “Noi”…
Al profumo inebbriante d’eterno 
In orizzonti che perdono forma nel lasciarsi gustare
Mentre si assaggia il loro sapore
Mentre si lascia cullare da storie scritte
Sul quaderno dell’immensità
In equilibrio tra cielo e mare 
Equilibrio e condivisione.
Come due mani a stringersi nell’ascoltare il rumore rilassante
Nel guardare alla grandezza di un volta dipinta d’azzurità
In un caldo sfiorarsi di pensiero 
Come carezze sulla pelle bruna di sole  
Come l’odore della brezzolina sul viso
Avvolgente e fresca di primavera
E sorrisi gioiosi a posarsi su labbra schiuse dell’amore…
E sboccia un fiore da proteggere e curare
 Infinitamente…
Delicatamente…


 SIBILLA ALERAMO 

Al di là, più oltre ti cerco…

oltre...
Sì, al di là della gente ti cerco
non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.

Al di là, ancora più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Noi sei ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene, e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.

E per trovarti, cessare di vivere
in te, e in me, e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull’altra sponda di tutto,
e per trovarti,
come fosse morire.


 PEDRO SALINAS

Incontro.

incontro...
Ah, quando sei lontano e nessuno
più nomina il tuo nome –
quando ovunque mi rechi sento
cupo e gelido un vuoto –
comincio a credere che tu sia solo un sogno
nato dalle brame della mia mente,
e a questo sogno ho dato vita e nome
e in ultimo il tuo aspetto –
– ma quando poi ti vedo e posso
sentire ancora le tue forti parole
e posarti ancora il capo sulla spalla –
ascoltare ancora il suono della tua voce –
allora so che il resto è solo notte,
malvagi sogni che presto scorderò,
so che tu mi porti nella luce
e che in te dimorano la vita e il giorno.

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 KAREN BLIXEN 
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Se tu sapessi…

se tu sapessi...
Se  tu  sapessi  che  quel
 grande  singhiozzo  che stringi
tra  le  braccia,  che  quella
lacrima  che  tu  asciughi
baciandola,
vengon  da  te,  sono  te,
pena  di  te  fatta  lacrime
mie,  singhiozzi  miei.
Allora
non  chiederesti  più
– al  passato,  ai  cieli,
alla  fronte,  alle  lettere –
che  cosa  ho,  perchè  soffro.
E  in  intimo  silenzio,
con  quel  denso  silenzio
della  luce  e  del  capire,
mi  baceresti  ancora,
e  desolatamente.
Con  la  desolazione
di  chi  al  fianco  non  ha
altro  essere,  una  pena
estranea;  di  chi  è  solo
ormai  col  suo  dolore.
Volendo  consolare
in  altro  chimerico
il  gran  dolore  ch’è  tuo.

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PEDRO SALINAS

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