Orizzonte precario…


Lascio questi versi come un addio
inghiottito dalla nudità della memoria
sapendo che il mondo non ne ha bisogno
del mio saluto con la mano che trema
giù nel fondo stellato
nessuno si accorge

Orizzonte precario
mi appoggio alla tua acqua fredda
e scavo la tua fronte di cielo oscuro

Abbandonato nella nebbia fitta
non so da dove vengo e dove vado
assedio nevi che mi assediano
in balia di neri uccelli

Voglio sapere chi mi separa da una terra impazzita
e che fine faranno la mia Ombra oltre l’acqua
la pioggia che cade nella pioggia e gli Dèi fra gli alberi

In fila accanto al freddo e al destino
attendo che mi chiamino all’alba dalle pietre
volti pallidi di voci arrochite

Il mio nome è una linea che divide
la luce dall’oscurità
il mio corpo misura tra la sabbia e il cielo


GESIM HAJDARI
“Lascio questi versi come un addio”

Un volto…

un volto...

Un volto –
uno soltanto
nel mondo.

Un volto –
un destino
che affiora.

Confuso
dal crepuscolo
sul fondo dello specchio,

stanco di cercare
un altro
volto,

nella notte del cuore
attendo
l’ultima alba.


TANIKAWA SHUNTARŌ

Linguaggi…

linguaggi...

Molti linguaggi
volano su questo mondo
si scontrano, generano scintille
a volte è odio
a volte è amore

il palazzo della ragione
precipita nel silenzio
pensieri leggeri come strisce di bambù
intrecciano cesti
colmi di ciechi funghi velenosi

animali in movimento dipinti sulla roccia
corrono calpestando fiori
un dente di leone cresce
nel segreto di un angolo
il vento ha portato via i suoi semi

molti linguaggi
volano nel mondo
ma la nascita di una lingua
non può accrescere né diminuire
il muto dolore dell’umanità


BEI DAO

Dall’altra parte dell’orizzonte…

dall'altra parte dell'orizzonte...

Vieni piano verso di me luna sdentata

Lasciatemi entrare nella grotta sottomarina

indietro restano le forme che si succedono senza lasciare traccia

tutto ciò che passa e si disfa lasciando solo un fumo bianco

indietro restano i sogni che oggi son solo ghiaccio o pietra

acqua dolce come un bacio dall’altra parte dell’orizzonte…


LEOPOLDO MARIA PANERO
tratto da “Primo amore”