I mulini a vento…

Li vide e disse:

“La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono
manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente.”

“Dove, sono i giganti?” disse Sancio Pancia.

 “Quelli che vedi laggiù”, rispose il padrone. “Con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe.”

“Guardi bene la signoria vostra”, soggiunse Sancio. “Che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino”.

“Ben si conosce”, disse don Chisciotte, “che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e
mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.”

Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce:

“Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia!”…


MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA
tratto da
“Don Chisciotte della Mancia”

L’eterna fuga…

eterna fuga...
Noi non possiamo saperlo! Noi siamo oppressi
da un manto d’ignoranza e di auguste chimere!
Scimmie d’uomini caduti dalla vulva delle madri,
la nostra pallida ragione ci nasconde l’infinito!
noi vogliamo guardare: il Dubbio ci punisce!
Il dubbio, uccello lugubre, ci colpisce con la sua ala…
E l’orizzonte si dilegua in un’eterna fuga!

ARTHUR RIMBAUD

Le parole sono puttane
costrette ad illudere
dalla tratta dell’incanto

sono ricolorate d‘amore
per un emoji opportunista
di sabato dopo la pizza

un accento saprofito
sulla oh per l‘accoglienza
tra le lenzuola del padrone

l’anima è la più richiesta
per orgasmi veloci
scartati al cioccolato

l’umanità non si lava più
gira ubriaca tra bettole
squartata dagli abusi

affasciate nei bordelli
sono streghe di ungenti
per la notte prima del rogo

e aspettano rime di poeta


CIPRIANO GENTILINO

via le parole…. — Cipriano Gentilino

La vela.

la vela...

Biancheggia una vela solitaria

Nella nebbia del mare azzurro!..

Cosa cerca nel paese lontano?

Cos’ha lasciato nel paese natale?..

 

Suonano le onde – il vento fischia,

E l’albero si piega e geme…

Ahimé, – la fortuna non cerca

E dalla fortuna non viene!

 

Sotto di lei – dell’abbagliate azzurro il getto,

Sopra – del sole il raggio dorato…

Ma lei, trepidante, supplica le tempeste,

Come se fosse la quiete si trova in esse!


MICHAIL LERMONTOV

~ SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI… ~

se avessimo ascoltato gli oracoli...

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
agli oracoli delle costellazioni,
alle chiromanti,
alle Sibille profetiche
avremmo chiuso alcune porte,
– sì,
posticipato qualche arrivo,
rimandato qualche saluto.

Se avessimo davvero ascoltato,
non avremmo avuto la tentazione
di sfondare certe pareti,
ma ci saremmo riconosciuti
attraverso le vetrate
per scambiarci il segno segreto
di non adocchiare mai la misura
del salto che separa
il baldacchino da terra,

ma è fuori dalla nostra portata
di esseri labili
rinunciare a rischi e possibilità
per affidarci ciechi ad
avvertimenti vigliacchi
che non portano firma.

Se come dici tu
avessimo saputo tendere
l’orecchio scaramantico
saremmo fatti di pupille sui muri
ad occhi sempre chiusi
e i morti sarebbero defluiti
verso fini meno nefaste.

(13 marzo 2019)


GIUDITTA MICHELANGELI

via SE AVESSIMO ASCOLTATO GLI ORACOLI — Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

La forza delle parole…

la forza delle parole...

Io non conosco la forza delle parole
conosco delle parole il suono a stormo
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…


VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
tratto da “Frammenti”

L’odio…

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
– lui solo.


WISLAWA SZYMBORSKA