Tu sorgerai…

tu sorgerai...

Se solo tornassero i tempi, i tempi ormai perduti!

– Perché l’Uomo è finito! L’Uomo ha recitato ogni ruolo!

Nel gran giorno, stanco di distruggere idoli

risorgerà, libero da tutti i suoi dei,

e, poiché appartiene ai cieli, scruterà i cieli!

L’Ideale, l’invincibile pensiero, eterno,

dio che vive nella sua carnale argilla,

salirà, salirà, arderà nella sua mente!

E quando tu lo vedrai osservare tutto l’orizzonte,

deridendo il giogo antico, libero da ogni timore,

tu verrai a portargli la santa Redenzione!

– Splendida, radiosa, dal seno dei grandi mari

tu sorgerai, spargendo sul vasto Universo

l’Amore infinito in un infinito sorriso!

Il Mondo vibrerà come un’immensa

lira nel fremito d’un immenso bacio!

-Il Mondo ha sete d’amore: tu verrai a placarla…


ARTHUR RIMBAUD
tratto da “Sole e carne”

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Prigioniero o libero…

2018-02-18-12-52-01

L’uccello prigioniero era in gabbia,

l’uccello libero nella foresta.

Quando viene il tempo essi incontrarono,

così volle il destino.

L’uccello libero grido:

“Amor mio, voliamo nel bosco!”

L’uccello prigioniero mormora:

“Vieni qui, viviamo insieme nella gabbia!”

Dice l’uccello libero:

“Tra le sbarre come può esserci spazio per stendere le ali?”

“Ahimè!”

Risponde l’uccello in gabbia:

“Non saprei dove poggiarli lanciando nel cielo”.

L’uccello libero grido:

“Mio caro, cantami le canzoni della foresta”.

L’uccello in gabbia dice:

“Siedi vicino a me, ti insegnerò il linguaggio dei sapienti”.

L’uccello dei boschi dice:

“No, no! Le canzoni non possono essere insegnante”.

L’uccello in gabbia risponde:

“Ahimè, non conosco i canti della foresta”.

Il loro cuore è intenso e appassionato,

ma non possono mai volare insieme.

Attraverso le sbarre della gabbia si guardano

e invano desiderano conoscersi.

Scuotano ansiosamente le ali e cantano:

“Vieni più vicino, amore mio!”

L’uccello libero grida:

“È impossibile! Temo le porte chiuse della gabbia”.

L’uccello in gabbia motmora:

Ahimè! Le mie ali sono impotenti e morte”.


 R.TAGORE
tratto da “Il Giardiniere”

      

Chi sono ?

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:

“follia”.

Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:

“malinconia”.

Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:

“nostalgia”.

Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell’anima mia.


Aldo Palazzeschi

Il regno della polvere.

polvere

La radio disse che era ora di svegliarsi, la notte era finita e un nuovo giorno pieno di polvere stava per iniziare. Disse di non farsi illusioni, li aspettava un’altra giornata polverosa ma polverosa davvero e se il buongiorno si veda dal mattino potevano stare certi che ci avrebbero nuotato, nella polvere.

– Ci sarà polvere dappertutto, – annuncio la radio. – Polvere come non se ne vedeva da un pezzo, vi do la mia parola, – ha detto la voce dalla radio.

– La voce che vi parla dalla vostra lunghezza d’onda preferita, l’unica che i vostri difettosi apparecchi impolverati possano mai sperare di captare nell’etere di questo schifosissimo Stato, la radio che non vi lascia mai soli, che è sempre qua anche quando voi  non ci siete. Sempre qua, come la polvere di cui fareste volentieri a meno.

La voce che parlava dalla radio sapeva bene quanto fosse difficile mandare giù quella vita. Sempre a mangiare polvere. Tutti i santi giorni. “Mangiare” si fa per dire, ovvio. La polvere era proprietà dello Stato e mangiarla era proibito dalla legge. Per non parlare dei seri danni che la sua indebita ingestione provocava alla salute e in particolare all’equilibrio psichico.

Ma non potevano dargli una pulita a quel merdosissimo Stato? Basta ingegnarsi. Possibile mai che non si trovasse il modo di togliere di mezzo un po’ di polvere? Mica stavano più nel medioevo. Che fine ha fatto il nostro grande paese di un tempo?, si domandavano gli ascoltatori della radio. E’ o non è un paese libero, questo? 

La radio confermò che il loro era un paese libero ma purtroppo la cosa non c’entrava un cazzo con la storia della polvere perché la libertà non era né un aspiratutto né un strofinaccio, e nemmeno un oggetto che si potesse usare per fare qualcosa. Disse che la libertà la si godeva, che era un concetto, un valore, un idea. Una cosa tipo metaforica, insomma. Avevano forse mai visto qualcuno pulire i pavimenti con una metafora? 

– Temo sia meglio che vi rassegnate, – consigliò la radio, dopodiché diede uno sguardo alle previsioni. 

Il più delle volte non promettevano nulla di buono. Quel giorno, poi, ci sarebbe stata polvere all’esterno e all’interno di tutte le cose, quelle solide, quelle gassose e perfino quelle liquide… 


 TOMMASO PINCIO
“La ragazza che non era lei”

l’uomo che amava le donne

le donne

“Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento?

 Se hanno il cuore libero i loro corpi sono disponibili

e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l’occasione.

 La verità è una soltanto, loro vogliono quello che voglio io,

 l’amore.

Tutti vogliono l’amore, ogni specie d’amore.

 Quello fisico e quello sentimentale o più semplicemente

la tenerezza disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita

 e non bada più a nessuno.

 Non è il mio caso, 

io mi interesso a tutte”. 

 

– F. Truffaut –

  


L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE, REGIA F.TRUFFAUT, 1977

Un labirinto…

labirinto...
 
  CI SIAMO ABBRACCIATI,

PERCHÉ

ERAVAMO PER NOI STESSI

UN LABIRINTO:

IO NON SAPEVO CHE FARE

ACCANTO A TE,

TU PURE ACCANTO A ME

ERI SMARRITA.

E NON POTEVI ANDARE

AVANTI O INDIETRO,

PIANGEVI SOMMESSA

E IO ERO

PIÙ SCONTENTO DI PRIMA.

DA ALLORA SON PASSATI

TANTI ANNI.

RESISTENDO A OGNI COSA

CHE PASSA

– AL SOGNO,

AL TEMPO E ALL’IRA –

MI TROVO

ANCORA DOVE MI SON PERSO

ALLORA .


KIKUO  TAKANO
” A  TE “

Egli imparò a volare…

gabbiano

Egli imparò a volare,
 e non si rammaricava per il prezzo
che aveva dovuto pagare.
Scopri che erano la noia e la paura e la rabbia
a randere così breve la vita di
un gabbiano…
“Il vostro corpo, dalla punta del becco alla coda,
 dall’una all’altra punta delle ali, non è altro che
il vostro pensiero,
una forma del vostro pensiero,
 visibile, concreta.
Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
 e anche il vostro corpo sara libero…”


RICHARD BACH
tratto da “Gabbiano Jonathan Livingston”

Sarà amore…

sarà amore...

 Se saprai starmi vicino ,

e potremo essere diversi,

se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo 
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo,
se il tuo corpo canterà con il mio
perché insieme é gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

  


PABLO NERUDA

Tempo che passa.

tempo che passa...
 
SAI  COS’È BELLO, QUI? GUARDA:
NOI CAMMINIAMO, LASCIAMO TUTTE QUELLE ORME SULLA SABBIA,
E LORO RESTANO LÌ PRECISE, ORDINATE.
MA DOMANI, TI ALZERAI, QUARDERAI QUESTA GRANDE SPIAGGIA
E NON CI SARÀ PIÙ NULLA, UN’ORMA, UN SEGNO QUALSIASI, NIENTE.
IL MARE CANCELLA, DI NOTTE.
LA MAREA NASCONDE.
È COME SE NON FOSSE MAI PASSATO NESUNO.
È COME SE NOI NON FOSSIMO MAI ESISTITI.
SE C’È UN LUOGO, AL MONDO, IN CUI PUOI NON PENSARE A NULLA
QUEL LUOGO È QUI.
NON È PIÙ TERRA,
NON È ANCORA MARE.
NON È VITA FALSA,
NON È VITA VERA.
È TEMPO.
TEMPO CHE PASSA.
E BASTA…


  ALESSANDRO BARICCO
tratto da “OCEANO MARE”