Simbolo d’assenza…

simbolo d'assenza...

Non è piuma, non è ala, non è tatto

la parola senza sguardi non ha impatto.

Solitaria e selvaggia lancia un suono

e veleggia, scoria nel vento. e non sa di buono.

Non sa di buono come un riso sincero

quel cristallino farfugliare che sa di vero.

La parola, qui, s’arrotonda e si veste

ma non è la mano dolce che ti sveste,

non è silenzio d’attesa in rorida presenza

è solo smunto e pallido fiore simbolo d’assenza.


FRANZ

via Simbolo d’assenza — FRANZ

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Dall’interno della specie.

dall'interno della specie...

Eppure nel frammento di ogni memoria,

nella natura di un sorriso che supera a volte il nostro sguardo

accarezziamo la vertigine con una mano

nello scandalo innaturale che ci trattiene,

eppure, dall’interno della specie,

ognuno tenta di lenire il proprio male con una scheggia,

con le prove concepite fuori da ogni possibile

orizzonte di stupore.


ANDREA DE ALBERTI

Parla con lui…

Torna indietro

rovista nelle miserie delle anime

le tue

guarda tuo figlio

in fondo dentro al cuore

cosa vedi? Dimmelo

sei un uomo stanco, fin troppo

hai perso mille volte e non riesci a vedere

ora ti sollevi ti scrolli la polvere

esci dalla gabbia

un leone ferito un uomo sgualcito

povero, ammaestrato

hai ferito leso ucciso

ora guarda tuo figlio

parla con lui

non aver timore

parla con lui

infliggi al suo cuore, non urlare

sussurra dolcemente

vedrai lui ti ascolterà

lui saprà

lui capirà


NAZZARENO ZEBACHETTI

via Parla con lui — nazzablog

Una vocazione oscura.

una vocazione oscura...

L’amore è una vocazione oscura. Non so da dove venga,

ma so che ha la forma di un corpo che si abbraccia,

il calore delle parole quasi sussurrate, la precisione

delle mani che trovano la strada per il centro,

e indugiano sopra ogni curva. Posso descrivere l’amore

attraverso tutte le sue forme; indicare il cammino

per incontrarlo, passando per le cesure della vita;

vederlo nel fondo degli occhi che si aprono nell’intervallo

di un abbraccio; seguire il suo movimento nello sciogliere

i capelli; e dimenticare tutto quello che sai sull’amore

per scoprirlo, di nuovo, quando mi viene

incontro al sole del mattino, e il mondo si spegne

intorno a te così che accenda il tuo sorriso

e mi costringa a chiederti perché l’amore

è una vocazione oscura.


NUNO JÚDICE

Nome non ha…

nome non ha...

Nome non ha,

amore non voglio chiamarlo

questo che provo per te,

non voglio tu irrida al cuor mio

com’altri a miei canti,

ma, guarda,

se amore non è

pur vero è

che di tutto quanto al mondo vive

nulla m’importa come di te,

de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi

donde sì rado mi sorridi,

della tua sorte che non m’affidi,

del bene che mi vuoi e non dici,

oh poco e povero, sia,

ma nulla al mondo più caro m’è,

e anch’esso,

e anch’esso quel tuo bene

nome non ha…


SIBILLA ALERAMO

Guardai indietro…

guardai indietro...

Guardai indietro, dicono, per curiosità,
ma, curiosità a parte, potevo avere altri motivi.
Guardai indietro rimpiangendo la mia coppa d’argento.
Per distrazione – mentre allacciavo il sandalo…

Per la disobbedienza degli umili.
Per tendere l’orecchio agli inseguitori.
Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato…


Sentii in me la vecchiaia. Il distacco.
La futilità del vagare. Il torpore.
Guardai indietro posando per terra il fagotto.
Guardai indietro non sapendo dove mettere il piede.
Sul mio sentiero erano apparsi serpenti,
ragni, topi di campo, piccoli di avvoltoio.
Non più buoni nè cattivi – ogni cosa vivente
strisciava e saltava in un panico collettivo, semplicemente.
Guardai indietro per solitudine.
Per la vergogna di fuggire di nascosto.
Per la voglia di gridare, di tornare…

Guardai indietro per l’ira…Guardai indietro per molte ragioni.
Guardai indietro non per mia volontà.
Fu solo una roccia a girarsi, ringhiando sotto di me.
Fu un crepaccio a tagliarmi d’improvviso la strada…

No, no. Io continuavo a correre,
mi trascinavo e sollevavo,
finché il buio non piombò dal cielo,
e con esso ghiaia ardente…

Mancandomi l’aria, mi rigirai più volte…


WISLAWA  SZYMBORSKA
tratto da
“La moglie di Lot”

Ed io conosco il topo…

ed io conosco il topo...

Conosci il falco,

ed io conosco il topo,

tu il volo a picco,

ed io l’orma del piede,

conosci il pino,

ed io conosco l’edera,

conosco il legno,

e tu conosci il fuoco.

Io faccio il viaggio,

tu ne sai lo scopo,

io ti dò l’incertezza, tu la fede,

tu sai come donare,

io come chiedere,

conosco il prima,

e solo tu sai il dopo.

Tu trovi il filo, che nel labirinto

ti conduce sicura ad una uscita,

io ho perso il segno,

annaspo ad ogni spigolo;

ma se guardi negli occhi,

che hai avvinto

al tuo incanto di giada,

io ho la partita:

rubo il lampo ai tuoi occhi,

e ti sconfiggo.


GIORGIO CALCAGNO

In due ne abbiamo trenta…

baciami

In un quartier della ville Lumiere 
Dove fa sempre buio e manca l’aria 
E d’inverno come d’estate è sempre inverno 
Lei era sulle scale 
Lui accanto a lei e lei accanto a lui 
Faceva notte 
C’era un odore di zolfo 
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici 
E lei gli diceva 
È buio qui 
Manca l’aria 
E d’inverno come d’estate è sempre inverno 
Il sole del buon Dio non brilla da noi 
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi 
Stringimi tra le braccia 
Baciami 
Baciami a lungo 
Baciami 
Più tardi sarà troppo tardi 
La nostra vita è ora 
Qui si crepa di tutto 
Dal caldo e dal freddo 
Si gela si soffoca 
Manca l’aria 
Se tu smettessi di baciarmi 
Credo che morirei soffocata 
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io 
In due ne abbiamo trenta 
A trent’anni non si è più ragazzi 
Abbiamo l’età per lavorare 
Avremo pure diritto di baciarci 
Più tardi sarà troppo tardi 
La nostra vita è ora 
Baciami!


 J.Prevert 

Sospese nell’aria.

radici ghiacciati

Da due mali, ciascuno di per sè mostruoso,
Fui posseduto, lunghi, difficili a passare,
Un grido Assenza, Assenza, dentro il cuore
E nel bosco il gran soffio d’inverno furioso.

Non credere; ché quando la fiamma al focolare
Ardeva e non filtrava le chiuse porte il vento,
Io come quegli stecchi mi sentivo bruciare,
Lungi dalla mia causa, calore proprio e centro

Meglio nell’aria ghiacciata andare,
Nelle nevi lavare la mia ferita a guarirla,
Là meno doloroso il cuore mi batteva,
Cotto dal freddo, la pena senza sentirla

E dove io cammino la raffica omicida
Questo corpo piegava, questi occhi stravolgendo,
Ed anche se nel cuore il sangue non mi ghiacciava
Troppo scarso scorreva per darne una goccia al sogno

Amore, queste dita che avevano conosciuto
La tua carezza è stretto le nostre forze unite,
Erano dieci povere stupide dita da nulla,
Dieci ghiacciate radici sospese nell’aria.

 


John Crowe Ransom
“Ricordo d’inverno”

 

Lo sguardo…

Uno sguardo che rivela il tormento interiore,

aggiunge bellezza al volto,

per quanta tragedia e pena rilevi,

mentre il volto che non esprime, in silenzio,

misteri nascosti non è bello,

nonostante la simmetria dei lineamenti.

Il calice non attrae le labbra

se non traluce il colore del vino attraverso

la trasparenza del cristallo.


KAHLIL GIBRAN